Le riflessioni del nostro responsabile area psicologica Dott. Marco Magliozzi
Un altro efferato femminicidio in Italia: Alessandra Matteuzzi, 56 anni, è stata uccisa a martellate dall’ex compagno Giovanni Padovani, 27enne di Bologna.
Una tragedia che poteva essere evitata e che racconta l’ennesima inefficienza dei servizi di prevenzione.
Ma andiamo con ordine.
I due si erano conosciuti un anno fa e avevano cominciato a frequentarsi. Fin da subito, purtroppo, Giovanni aveva dato chiari segni di squilibrio emotivo, manifestando iper gelosia e iper controllo sulla compagna.
In svariate occasioni, l’uomo avrebbe anche lanciato piatti e bicchieri, urlato contro la donna e addirittura la perseguitava, passando molte ore sotto la sua abitazione.
Ormai esasperata, Alessandra il 29 luglio ha sporto denuncia, denuncia che però non ha mai sortito reali effetti. La procura ha infatti aperto un fascicolo, ma nei confronti dell’uomo non sono mai stati adottati provvedimenti restrittivi. I carabinieri stavano preparando un’informativa per i magistrati, ma aspettavano di completarla interrogando testimoni che erano in ferie.
Un vero e proprio caso di sottovalutazione del pericolo.
Dopo circa un mese, difatti, la tragedia. Alessandra è morta e tutto questo potevamo impedirlo.
Questo dramma racconta il deficit, tutto italiano, inerente ai programmi di prevenzione e di sensibilizzazione sulla violenza.
Secondo i dati aggiornati nel mese di giugno 2022, in Italia sono stati già commessi ben 51 femminicidi.
Molti di questi, probabilmente, avrebbero potuto essere evitati, se si fosse dato ascolto con più attenzione alle voci delle vittime, dei familiari, degli amici, che già da mesi, settimane, giorni, si erano appellati alle forze dell’ordine e ai servizi sociali.
L’assurdità, a nostro parere, è che ci si attivi solo quando sussistano reali violenze fisiche e mai, o quasi mai, quando iniziano a mostrarsi le prime avvisaglie. Non esiste solo una forma di violenza corporea, ma anche psicologica: esiste lo stalking, esistono gli appostamenti, le urla, i rimproveri, la gelosia patologica. Tutte manifestazioni che, nel tempo, possono trasformarsi in qualcosa di tragico, come è avvenuto con Alessandra.
Perché dunque aspettare che ci sia una violenza fisica prima di intervenire? Questa è la domanda che ci poniamo come Associazione.
“Fermiconlemani”, nel suo piccolo, cerca di inviare a gran voce il messaggio di quanto sia necessario fare prevenzione, di quanto sia necessario denunciare, senza attendere neppure un minuto, al primo indizio di violenza. Le persone non cambiano magicamente, non migliorano solo perché lo promettono in ginocchio. Se esiste un malessere profondo, un disagio psicologico ed emotivo, questo va affrontato con dei professionisti, in modo tale che questi papabili autori di violenza possano fin da subito essere aiutati.
Inoltre, e non meno importante, bisogna infondere coraggio a tutte le donne che hanno paura di denunciare e di parlare, per timore di rappresaglie di qualsivoglia genere da parte dei compagni.
Meglio affrontare la paura, che gettarsi tra le braccia della morte.
Crudo a dirsi, ma la realtà è peggiore di quanto la si immagini. Solo con vere iniziative di prevenzione e sensibilizzazione è possibile inviare questi importantissimi messaggi.
L’essere umano, ahimè, è restio a imparare dall’esperienza. Non bastano decine e decine di femminicidi ogni anno per comprendere quanto la soluzione non sia nella punizione degli autori ma nella formazione emotiva ed educativa dei nostri ragazzi, futuri uomini, che possono crescere imparando valori quali il rispetto, l’amore reciproco e puro, la parità dei sessi, una comunicazione sana.
Il lavoro va fatto nelle scuole, nelle famiglie, nei centri di aggregazione e solo per ultimo nelle carceri.
Il nostro saluto va ad Alessandra, ovunque ella sia in questo momento, e a tutte le donne uccise ingiustamente le cui morti potevano essere evitate, con qualche attenzione in più.
Dott. Marco Magliozzi
Psicologo, Psicoterapeuta, esperto in PNL Bioetica
In particolare Revenge PornPornografia non consensuale– Non Consensual Pornography (NCP).
Interessante approfondimento a cura della presidentessa Avv.ta Tiziana Cecere
La rapida e ampissima diffusione dell’uso dei social media, unitamente all’attuale tzunami di violenza nei confronti delle donne e delle ragazze ha fatto proliferare “la VAWG”: la violenza virtuale contro le donne e le ragazze che ha assunto a livello globale dimensioni mastodontiche producendo ripercussioni sia nei confronti delle vittime che nel substrato economico e sociale.
E’ stato rilevato, su scala mondiale, che una donna su dieci abbia già subito una forma di violenza virtuale, sin dall’età di 15 anni, nello spazio pubblico digitale che senza un utilizzo consapevole può divenire “un luogo pericoloso” .
L’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) ha condotto una ricerca documentale tesa ad individuare e ad analizzare gli studi esistenti sulle diverse forme di VAWG virtuale nonché a valutare la disponibilità di dati derivanti da indagini sul fenomeno.
Purtroppo, si tarda ancora a concettualizzare e a disciplinare in modo efficace e uniforme nell’Unione Europea (UE) la violenza virtuale contro le donne e le ragazze tanto che anche la ricerca condotta a livello nazionale negli Stati membri dell’UE è limitata. I dati della VAWG nell’UE sono scarsi e, di conseguenza, si sa molto poco sulla reale percentuale di vittime di violenza virtuale contro le donne e le ragazze e sulla portata dei danni poichè nella maggior parte degli Stati membri le forme di VAWG virtuale non sono considerate reato. I dati della polizia e della giustizia penale sul fenomeno sono irrisori e pur se negli Stati membri in cui le forme di VAWG virtuale costituiscono un reato, i dati raccolti mancano di organizzazione per sesso della vittima e autore del reato e del rapporto fra loro.
E’ interessante riportare i dati di un’indagine che ha coinvolto più di 9 000 utenti di Internet, di nazionalità tedesca, di età compresa tra 10 e 50 anni, da cui e’ emerso che le donne erano notevolmente più suscettibili e pativano situazioni piu’ traumatiche rispetto agli uomini nell’ essere vittime di molestie sessuali online e di comportamenti persecutori perpetrati attraverso mezzi informatici (cyberstalking).
Questo risultato è corroborato da un’indagine del 2014 condotta dal Pew Research Center negli Stati Uniti (le donne -in particolare le giovani della fascia di età di 18-24 anni) subiscono in misura sproporzionata diversi tipi di molestie virtuali, in particolare cyberstalking e molestie sessuali online.
Gli esperti del team di Fermiconlemani, da diversi anni, con numerosi eventi informativi e formativi nelle scuole, e in diretta sulla pagina Facebook, e su spreaker podcast studio, mettono in guardia i giovani sui rischi di concettualizzazione della VAWG virtuale come fenomeno completamente separato dalla violenza «del mondo reale», perche’ in realtà rappresenta più propriamente un continuum rispetto alla violenza off line.
Ad esempio, il cyberstalking perpetrato da un partner o un ex partner segue gli stessi modelli dello stalking off line ed è quindi una violenza perpetrata da un offender, facilitata dalla tecnologia, quale preludio spesso ad azioni criminali violente di persona.
Tale “continuita’ “ e’ stata confermata da uno studio britannico sul cyberstalking da cui e’ emerso che oltre la metà (54 %) dei casi di violenza on line era correlata a un primo incontro in una situazione reale.
Inoltre, i dati dell’indagine della FRA del 2014 mostrano che il 77 % delle donne che hanno subito molestie online hanno subito almeno una forma di violenza sessuale e/o fisica da un partner intimo, e 7 donne su 10 (70 %) che hanno subito cyberstalking sono anche state vittima di almeno una forma di violenza fisica e/o sessuale perpetrata da un offender conosciuto o ex partner.
Le forme di violenza virtuale contro le donne e le ragazze sono numerose ed e’ importante parlarne per conoscerle e poter mettere in atto tutte le azioni necessarie per prevenirle e per tutelare i propri diritti nel caso si assuma spiacevolmente la veste di vittime.
Il cyberstalking, pornografia non consensuale (o «pornografia della vendetta» o “revenge porn”), offese e molestie basate sul genere, stigmatizzazione a sfondo sessuale, pornografia indesiderata, estorsione sessuale, stupro e minacce di morte, ricerca e pubblicazione online di informazioni personali e private (doxing), e traffico di esseri umani perpetrato per via elettronica.
Non devono essere sottovalutate le varie forme di manifestazione e conseguenze della violenza nel cyberspazio, rispetto a quella off line, fra cui violenza sessuale, psicologica e violenza economica, in cui l’attuale o futura occupazione lavorativa della vittima è compromessa da informazioni pubblicate online.
Ci soffermiamo su una forma di violenza che finalmente in Italia dal 2019 e’ stata tipizzata in un reato: Revenge PornPornografia non consensuale – Non Consensual Pornography (NCP).
Tale forma di VAWG e’ conosciuta con il termine di revenge porn o sfruttamento online o «pornografia della vendetta», la pornografia non consensuale comporta la distribuzione online di fotografie o di video di sesso senza il consenso della persona ripresa.
La dinamica del revenge porn e’ piu’ diffuso di quanto possiamo immaginare.
Nel 2017, un’analisi del C.C.R.I. (Cyber Civil Rights Initiative) ha documentato che tra gli utenti di social media statunitensi uno su otto è stato vittima di revenge porn, prendendo in esame 3.044 individui.
L’8% è risultato vittima della pubblicazione non consensuale di materiali pornografici, denominata in breve “NCP”. E circa il 5,2% dei partecipanti ha ammesso di aver perpetrato la NCP. Inoltre, dallo studio è emerso che le donne hanno 1,7 volte più probabilità di essere vittime di NCP rispetto agli uomini.
Nel 2016, uno studio del “Data & Society Research Institute” ha rilevato che circa 10 milioni di americani sono stati vittime di NCP o sono stati minacciati di tale reato.
L’esecutore è spesso un ex partner che ottiene le immagini o i video nel corso di una precedente relazione, e mira a infamare e umiliare pubblicamente la vittima quale vendetta e ritorsione per la fine della relazione.
Comunque sia, gli offenders possono anche non essere partner o ex partner ma la motivazione alla base dei comportamenti criminali di questo reato e’ sempre la vendetta.
In alcuni casi, la persona offesa (uomo o donna) è vittima di violenza sessuale, spesso facilitata dalla droga da stupro che provoca, tra l’altro, ridotto senso del dolore, coinvolgimento nel disvoluto atto sessuale, effetti dissociativi e amnesia. Queste azioni criminali, ci duole riferirlo, sono diffuse anche tra i minori come la diffusa pratica del sexting, ovvero dell’invio di immagini intime come pratica di coppia: sovente tali immagini vengono diffuse a soggetti esterni alla coppia (il c.d. sexting secondario) andando a determinare situazioni dannose alle vittime analoghe a quelle prodotte dal revenge porn.
Le immagini possono essere ottenute anche memorizzando e utilizzando le foto dai profili dei social media o dal cellulare della vittima, e possono mirare a infliggere un danno nella vita «del mondo reale» delle persone offese (ad esempio facendoli licenziare dal lavoro).
Negli ultimi anni sono stati pubblicizzati diversi casi di donne vittime di vendetta pornografica non solo negli Stati membri dell’UE e negli Stati Uniti d’America, ma anche in Italia, le cui conseguenze sono state il suicidio delle vittime.
Infatti, solo in seguito al suicidio di Tiziana Cantone, nel nostro Paese, fu presentato un disegno di legge che mirava a introdurre l’art. 612-ter nel codice penale , “concernente il reato di diffusione di immagini e video sessualmente espliciti”.
Assistiamo ad un aumento di siti Internet dedicati alla condivisione della pornografia della vendetta, tramite cui gli utenti possono pubblicare immagini e informazioni personali quali indirizzo, datore di lavoro e collegamenti ai profili online della vittima.
L’utilizzo incontrollato dei social media ha prodotto anche un’orribile tendenza, quella della trasmissione dal vivo di atti di aggressione sessuale e stupro attraverso i social media tanto e’ vero che, nel 2017, purtroppo vi sono già stati due casi di grande risonanza pubblica, uno in Svezia e l’altro negli Stati Uniti d’America, di vittime il cui stupro è stato trasmesso in diretta online usando la funzione di Facebook.
Emerge la necessita’ di campagne di sensibilizzazione assidue e coinvolgenti per rendere le donne e le ragazze sempre piu’ consapevoli dei rischi del cyberspazio, informandole sui loro diritti e su tutti i servizi disponibili per contrastare o superare un coinvolgimento in VAWG.
In pochissimi paesi nel mondo quali Italia, Australia, Canada, Filippine, Giappone, Israele, Malta, Regno Uniti e alcuni stati degli U.S.A. esiste attualmente una legislazione specifica.
In Italia sono stati fatti dei grandi passi introducendo la fattispecie del revenge porn, l’articolo 612 ter del codice penale rubricato “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti” con l’entrata in vigore del “codice rosso” il 9.8.2019,ma certamente c’e’ molta strada da percorrere in merito alla prevenzione tra le più giovani.A livello europeo sarebbe determinante migliorare i dati disaggregati sulla diffusione e sui danni della violenza virtuale contro le donne e le ragazze, per poter sviluppare indicatori e permisurare l’efficacia degli interventi cosi’ da mettere in atto azioni condivise negli Stati Membri contro le numerose forme di criminalità virtuale basate sul genere in particolare l’adescamento o «reclutamento» online di donne e ragazze in situazioni dannose come il traffico di esseri umani.
“Il modo più sicuro per evitare che foto intime siano diffuse online è non scattarle”
IL REVENGE PORN E’ UN REATO
Avv. Tiziana Cecere
Criminologa
Coach e Conselour Bioetica
Master in PNL Bioetica
Esperta in Crimini Violenti, Violenza on line e off line, Dinamiche Settarie, Satanismo
Ideatrice del Metodo “Rinascere Danzando” e del Progetto “Cassetta Help”
Consulente di parte per:
supporto in indagini difensive, ricostruzione criminodinamica degli eventi, preparazione interrogatori,
analisi della testimonianza, ricostruzione del fatto criminoso.
Psicologo-psicoterapeuta, esperto in criminologia, PNL e EMDR
Socio fondatore di “Fermiconlemani”
Qualche giorno fa, in una RSA di Manfredonia in provincia di Foggia, quattro operatori socio-sanitari sono stati arrestati dalla Polizia con l’accusa di aver agito violenze fisiche e sessuali ai danni di alcuni anziani ospiti della struttura.
Ogniqualvolta leggiamo tali notizie, che vedono coinvolte persone innocenti e indifese, il nostro animo sobbalza e ci chiediamo come possano accadere tali tragedie.
Uno degli obiettivi dell’Associazione “Fermiconlemani” è quello di sensibilizzare i cittadini tutti sul tema della violenza, in ogni sua forma.
Questo articolo, nello specifico, non si pone come scopo quello di condannare o moralizzare sugli eventi accaduti (altri esperti si occuperanno, nel rispetto dei loro ruoli, di ottemperare a ciò), ma di fare un’analisi, il più possibile professionale e oggettiva, di tali dinamiche, così da offrire al lettore una visione dei fatti scientifica e scevra da condizionamenti.
Partiamo da una “semplice domanda”: l’essere umano è una creatura violenta per natura?
Antropologia, medicina, filosofia, psicologia, genetica, le scienze tutte, da secoli si domandano se l’essere umano possa racchiudere in sé istinti di violenza e aggressività.
Ahimè, la risposta è ormai certa: appartenendo alla classe animalia dei mammiferi prima che al genere homo sapiens, l’essere umano è capace, per sua natura, di agire violenza, di essere aggressivo, anche contro i propri simili e anche senza un “apparente” motivo. Considerando i numerosissimi casi di cronaca nera accaduti negli anni, non c’è più da meravigliarsi quando leggiamo o ascoltiamo notizie di tal genere.
Il meccanismo della sublimazione
L’essere umano, come detto, ha il naturale bisogno di esternare i propri istinti violenti e aggressivi. Grazie alla sua evoluzione, ha però imparato a gestirli e manifestarli in una maniera socialmente accettata, innocua e condivisa. Tale dinamica prende appunto il nome di sublimazione.
Alcuni esempi possono essere: l’attività sportiva, l’arte, l’impegno sociale o politico, la motivazione professionale e così via.
Talvolta, purtroppo, a causa delle eccessive frustrazioni e di alcune fragilità dell’Io, tali impulsi prendono il sopravvento e la persona non riesce a indirizzarli verso un qualcosa di opportuno.
Ecco che, ahimè, si manifestano violenze verso altre persone, molte volte del tutto innocenti e inconsapevoli di quello che sta accadendo.
La violenza è, molto spesso, conseguenza di un’infelicità interiore
Una persona equilibrata, mentalmente sana e appagata, gode del pieno funzionamento delle sue facoltà cognitive e dei propri meccanismi inconsci di difesa. È in grado, dunque, di gestire al meglio gli istinti primordiali (di cui sopra) e agire a favore del proprio bene e del bene comune.
La violenza agita (verbalmente o psicologicamente) è spesso conseguenza di un malessere interiore e di crepe strutturali nell’Io. Tali fragilità sono frutto di traumi, dell’educazione ricevuta, della cultura di appartenenza e del modo in cui l’individuo ha strutturato le proprie reazioni di difesa.
Violenze contro anziani: l’arma più grande è la prevenzione
Qualsiasi spiegazione psicologica non servirà mai per giustificare tali comportamenti violenti, nei confronti di persone innocenti e indifese. È giusto che gli autori di questi reati vengano sottoposti a processo e, se colpevoli, condannati secondo le leggi vigenti.
È giusto però permettere ai lettori di comprendere cosa spinga, inconsciamente, alcune persone a compiere tali atti deprecabili.
Gli operatori socio-sanitari, che si sono macchiati di queste violenze, molto probabilmente non godevano di una lucidità mentale, di un equilibrio sano tra conscio e istinti inconsci, di un sereno appagamento psico-emotivo (e sessuale), qualità indispensabili per poter essere a contatto con persone bisognose di cure e attenzione, come un anziano.
Il nostro monito, come Associazione, è quello di prevenire ogni genere di violenza e richiamare all’attenzione dei più questi accadimenti, con lo scopo di sensibilizzare e far sì che, per il futuro, ciò non debba più verificarsi.
Come? Assicurandosi della qualità, della formazione e dell’equilibrio psico-emotivo degli operatori socio-sanitari.
Bisogna dunque evitare, il più possibile, che questi operatori finiscano sotto stress, in burn-out o che vengano assegnati ruoli che richiedono empatia, amore per il prossimo e dedizione a persone non in grado di ottemperare tali qualità e magari a rischio crollo emotivo.
È necessario che gli operatori vengano valutati non solo da un punto di vista curriculare ma anche psicologico, che seguano degli specifici corsi di formazione e che vengano supportati psicologicamente da esperti esterni, così da monitorare costantemente il loro benessere.
Solo con la prevenzione è possibile far diminuire i casi di violenza.
Riflessione del nostro socio Prof. Pierfrancesco Impedovo
Il brutale assassinio dell’ambulante nigeriano a Civitanova Marche non ha giustificazioni e ci impone, ancora una volta, riflessioni attente su di noi e la società in cui viviamo.
Spetta naturalmente agli inquirenti ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto. Sappiamo solo che Alika Ogorchukwu, 39 anni, venditore ambulante, è stato ferocemente aggredito e ucciso da Filippo Ferlazzo, 32 anni, salernitano d’origine, di passeggio con la sua compagna. Fermato e arrestato poco dopo delle forze dell’ordine, Ferlazzo avrebbe dichiarato che il motivo dell’aggressione sarebbero stati alcuni apprezzamenti fatti dalla vittima alla sua donna.
A noi interessa il dato sociologico sconcertante che emerge da questo episodio: nessuno dei numerosi presenti sulla scena è intervenuto per impedire che Filippo Ferlazzo uccidesse Alika Ogorchukwu. Nessuno!
La reazione istintuale è stata piuttosto impugnare lo smartphone e riprendere la scena. L’obbiettivo dello smartphone ha dunque “smaterializzato” la realtà, inserendo una sorta di filtro tra spettatori e protagonisti di quella violenza senza senso.
Viene da pensare, nella più ottimista delle ipotesi, che non abbiano saputo valutare in maniera lucida quelle che potevano essere le conseguenze di un’aggressione che, magari, sarebbe rimasta uno “spettacolino” immortalato in uno di quei tanti video “fai da te” che stanno ormai diventando una sorta di realtà parallela che non prevede conseguenze. Solo immagini.
Questa tragedia ci restituisce l’esatta misura di quello che stiamo diventando: una società non più civile, ma di monadi, nella quale un uomo in pericolo è lasciato a sé stesso e al suo destino perché abbiamo perso la capacità di sentirci noi stessi quell’uomo, e quindi di agire di conseguenza per proteggerlo. Ma anche una società dello spettacolo, per citare il titolo di un testo del 1967 del filosofo Guy Debord, evidentemente profetico.
Una società nella quale la morte di un uomo non ci riguarda nemmeno se avviene sotto i nostri occhi, perché la prima reazione che mettiamo in atto è prenderne le distanze filmandola come se fosse un macabro show, in una sorta di meccanismo di alienazione “protettiva”. La perdita della tensione morale ad aiutare chi è in difficoltà, ci ha privati del nostro status di “umani”.
Qui non c’entrano il razzismo e la politica invocati dalla solita retorica mediatica. Ma c’entra invece molto il compimento di un atavico percorso di alienazione sociale al quale hanno senza dubbio contribuito anche i media, in un’orgia di immagini che raffigurano la violenza in ogni sua forma e il cui drammatico effetto è di neutralizzare ogni sentimento di umanità, conducendo ad una barbarie nuova e spaventosa: l’indifferenza. E questo vale per l’omicida, tanto quanto per coloro che non hanno ritenuto di doverlo fermare.
Continuamente esposti alla violenza e alla sua rappresentazione, stiamo finendo per abituarci a considerarla un fatto normale, un fenomeno che come un altro può accadere.
In una società dove tutto deve apparire per esistere, spettacolarizzare la violenza equivale a banalizzarla, così come trattare femminicidi, stupri e omicidi nel grande circo mediatico dei salotti tv del pomeriggio, inseriti a caso tra foto di VIP in vacanza e consigli per gli acquisti, equivale a fare della violenza un prodotto come un altro, che si vende e fa vendere.
La violenza rappresentata in modo spettacolare, sgargiante, quasi accattivante, sta finendo per compromettere la capacità di mantenere saldo il senso di realtà: non vi è infatti alcun dubbio che i presenti avrebbero potuto bloccare Filippo Ferlazzo, anche solo per la loro superiorità numerica, impedendo così la morte di un uomo.
Ma questo non è avvenuto, e dobbiamo chiederci quanto una percezione alterata della realtà, dovuta anche ad una narrazione ormai miserabile nei valori, abbia contribuito a far sì che nessuno abbia avuto l’istinto di impedire che un uomo morisse, per futilissimi motivi, in una via dello shopping davanti a decine di “spettatori”.
L’indifferenza continua ad essere il più frequente e macabro degli spettacoli di questo agglomerato umano che ci si ostina ancora a chiamare “società”, sempre più social e sempre meno sociale.
I nostri esperti parleranno degli strumenti di prevenzione on line e off line e del protocollo d’intesa e accordo di amicizia nato tra Fermiconlemani, Pres. Avv. Tiziana Cecere e Nemesi Diritto e Psicologia, Pres. Eugenio Selmi, associazione molto attiva nel territorio romano, con sede in Roma, alla via Appia Pignatelli n.362.
Le due Associazioni hanno sottoscritto un importante Protocollo di intesa e Accordo di amicizia con l’obiettivo di promuovere e sviluppare azioni, progetti o iniziative volti alla prevenzione e al contrasto della violenza a 360 gradi on line e off line, con particolare riguardo ai temi delle azioni di sensibilizzazione e di informazione nel rispetto della normativa nazionale ed internazionale.
Tra gli impegni del protocollo rientra anche la realizzazione delle Linee guida per l’intervento e la costruzione di rete tra le due associazioni per la condivisione di nuovi sportelli di ascolto, e installazioni della Cassetta Help di Fermiconlemani per costruire una rete PUGLIA-LAZIO di sostegno concreto alle donne vittime di violenza: dagli effetti della violenza sulla salute (conseguenze fisiche, psicologiche e comportamentali), agli aspetti per riconoscere i casi di violenza (identificazione degli indicatori di rischio, valutazione dei sintomi fisici e psichici). Durante l’open day forniremo indicazioni e strumenti per prevenire e affrontare il rischio di violenza abbinando le conoscenze teoriche alle competenze pratiche e divulgheremo le attivita’ che le due associazioni propongono assiduamente per la collettivita’ e i progetti che condivideranno e sosterranno in futuro nella Puglia e nel Lazio
L’obiettivo condiviso e’ esplorare nuove dimensioni metodologiche e operative per la diffusione della cultura del rispetto, dell’ascolto attivo e interattivo, del supporto e sostegno ad ogni vittima di violenza e alle linee guida per il trattamento degli autori di violenza.
La partnership ha l’obiettivo con un approccio multidisciplinare di informare e formare la popolazione sui dati sulla definizione e sulla diffusione della violenza e sulle sue caratteristiche, mettere a fuoco gli stereotipi più comuni sul profiling dei soggetti autori di violenza, informare e formare la popolazione sui dati sulla definizione e sulla diffusione della violenza psicologica, degli abusi emotivi e sulle sue caratteristiche, creare consapevolezza sui comportamenti e gli atteggiamenti violenti che connotano una “cultura della sopraffazione e della prevaricazione”, promuovere una cultura della prevenzione, della non-violenza del rispetto e della gentilezza.
Purtroppo, nonostante le politiche di contrasto alla violenza in particolare di genere, il fenomeno continua ad essere una vera e propria emergenza sociale per questo alleanze come quella tra Fermiconlemani e Nemesi possono solidificare un confronto con le istituzioni per nuovi interventi legislativi piu’ efficaci in materia non tanto di “repressione” ma di “prevenzione” che poi e’ l’unico vero e proprio strumento di azione.
Le associazioni insieme intendono confrontarsi, coadiuvarsi e interagire con gli organi statali al fine di tutelare il diritto di ogni singolo individuo, dell’inviolabilità della propria vita, della propria integrità psico-fisica e morale dinanzi qualunque tipo di violenza o minaccia di male ingiusto.
Avv. Tiziana Cecere
Criminologa
Presidente dell’A.P.S.-E.T.S. Fermiconlemani
Esperta in
Crimini Violenti, Dinamiche Settarie e Satanismo
Pnl-Bioetica
Coach e Conselour Bioetico
Ideatrice del metodo registrato “Rinascere Danzando”a sostegno delle donne
Consulente di parte per:
supporto in indagini difensive, ricostruzione criminodinamica degli eventi, preparazione interrogatori,
analisi della testimonianza, ricostruzione del fatto criminoso.
CORSO INTERATTIVO DURANTE IL QUALE SONO STATI TRATTATI I TEMI : STRUMENTI DI PREVENZIONE DELLA VIOLENZA, INTERVENTI DI PROGETTUALITA’ SOCIALE, ANALISI LEGALE, CRIMINOLOGICA E CULTURALE
Il 29 Novembre, presso l’Istituto Comprensivo Massari-Galilei in Bari, in occasione del mese in cui ricorre la giornata internazionale di prevenzione della violenza nei confronti delle donne, Fermiconlamani in partnership con altre realta’ associative ha organizzato e presieduto ad un incontro interattivo Teorico-Pratico di Difesa Personale per le Donne.
Si ringraziano tutti i partecipanti e gli intervenuti durante il dibattito e le attivita’ pratiche di difesa personale che hanno reso interessantissimo lo scambio di esperienze e professionalità.
Doveroso un ringraziamento in primis alla Dirigente Dr.ssa Alba Decataldo per l’ospitalità ed il suo intervento, al Maestro Dino Bartoli con la ASD CENTRO JUDO SANKAKU Bari, alla Dott.ssa Assessore Giovanna Salemmi , al nostro Presidente l’Avv. Tiziana Cecere , all’ Associazione Nazionale Carabinieri Sez.Carbonara con il Pres. Giacinto Sciacovelli , il Vice Pres. A. Andriolo, ai volontari Domenico Iacobellis e Luigi Morisco, alla Federazione Italiana Krav Maga PUGLIA con il maestro Luigi De Tullio, al Dott. Francesco Numo.
Un ringraziamento con particolare affetto e stima e’ rivolto al nostro laborioso socio Dr. Domenico De Giglio che ci ha aperto la mente e la strada verso lo speciale mondo dello sport in particolare del KRAV MAGA ed e’ stato fautore di questo importante evento.
Il nostro impegno e’ di continuare in questo cammino intrapreso gia’ da qualche tempo con la sottoscrizione del Protocollo D’Intesa con la Federazione Italiana di KRAV MAGA, FIKM, e di ripetere altre esperienze teoriche e pratiche da condividere soprattutto con i piu’ giovani.
Pres. di Fermiconlemani Avv. Tiziana Cecere :
“E’ di fondamentale importanza per il team di Fermiconlemani che nelle campagne di sensibilizzazione e negli interventi di progettualita’ sociale “gli uomini ci mettano la faccia” in un accezione positiva per coinvolgerli al centro del processo di comunicazione ed evoluzione sociale, quali protagonisti di vere e proprie proposte di cambiamento.
Uomini che parlano agli altri uomini, uomini che parlano alle donne e si mettono a disposizione per creare consapevolezza e responsabilita’ in tutta la comunita’ e per invitare tutti quegli uomini che normalmente vengono additati “come mostri o malati” ad accogliere l’invito e chiedere supporto per avviare un processo di cambiamento.
Al fine di prevenire relazioni affettive e d’amore malsane, di dipendenza emotiva e patologiche che a lungo andare possono generare meccanismi pericolosi di violenza, Fermiconlemani nei propri progetti vuole offrire una nuova direzione da intraprendere, un percorso sotto il controllo e la responsabilità non solo delle donne coinvolte, ma anche del supporto degli uomini, seguendo la logica che è sempre possibile cambiare e migliorare per raggiungere uno stato di maggiore benessere.
Le donne possono rendere il mondo migliore ma solo in collaborazione e sinergia con gli uomini.”
Socio Volontario Dr. Domenico De Giglio :”Perché Difesa Donna? Perché non venga mai meno l’autostima, la dignità, la libertà di vivere la propria vita senza accettare alcuna forma di violenza… la consapevolezza di essere Donna.”
Il 27.11.2021, dalle ore 18:00, presso la Biblioteca di Comunita’ di Cisternino ”Tommaso Fiore” Fermiconlemani propone un incontro gratuito organizzato “dalle Donne alle donne” in cui esperte negli ambiti della nutrizione, del benessere, della consulenza di immagine, del coaching possano coinvolgere le donne che aderiranno con informazioni teoriche di supporto e fortificazione dell’autostima, dell’empowerment e della leadership femminile, e con attivita’ pratiche, interattive e di simulazione per consulenza di immagine, personal shopper, armocromia e di make up artist al fine di supportare anche un importante messaggio di “sorellanza” ossia il patto sociale, etico ed emotivo costruito tra donne che valorizza e fonda l’autostima, partendo dal presupposto che insieme si è più forti: l’alleanza e la collaborazione tra donne coltiva i loro talenti e le guida sulla strada del successo.
Il primo tema da affrontare nel consolidamento della sorellanza e’ quello della consapevolezza e sul suo ruolo della donna nella societa’ civile.
E’ di fondamentale importanza supportare e invogliare le donne “ad accorgersi di essere donne” pur se naturalmente donne dalla nascita come viene insegnato a tutte ; infatti non e’ ancora semplice costruire consapevolmente ed emotivamente “sull’identita’ femminile” il proprio posto di valore nella societa’ poiche’ pregnante di giudizi e pregiudizi misogini.
Per questo Fermiconlemani pensa che offrire spunti alle donne su come alimentare il loro valore partendo dall’incentivare l’autostima, la bellezza, il benessere interiore ed esteriore, l’empowerment e la sorellanza durante una riunione interattiva fatta di esperienze, racconti e confronti possa essere un prezioso spunto su cui costruire processi di cambiamento e di liberazione delle donne dai retaggi patriarcali sollecitandole a non accettare comportamenti deprecabili e violenti di qualunque forma siano e in qualunque contesto avvengano.
All’iniziativa e’ stato conferito il patrocinio dalla Commissione Pari Opportunita’ della Regione Puglia e dall’Associazione Donne Giuriste Italiane-Sezione di Bari , nonche’ supportato dalle Associazioni indicate in locandina che sosterranno la divulgazione dell’evento e che veicoleranno il messaggio della mission anti violenza.
Si e’ in attesa di altri importanti patrocini.
Interverranno durante la manifestazione : la Presidente della Commissione Pari Opportunita’ Regione Puglia, Dr.ssa Patrizia Del Giudice, La Presidente dell’Associazione Italiana Donne Giuriste-Sezione di Bari, l’Avvocata Feliciana Bitetto, la Presidente di Fermiconlemani, l’avvocata criminologa Tiziana I. Cecere, la consulente d’immagine e personal shopper Ottavia Ditroia, la Fondatrice del Centro Bientre 12 , socia di Fermiconlemani Valeria Invidia, la biologa nutrizionista Dr.ssa Florinda Marasciulo
L’evento sara’ presentato e moderato dalla testimonial Alina Liccione conduttrice tv e modella impegnata da molti anni in numerose campagne di sensibilizzazione e di sostegno rivolti alle donne.
Il messaggio positivo che si intende far veicolare e’ orientato ad aumentare il livello di coinvolgimento della società senza discriminazione alcuna e alla portata di chiunque.
Il tutto avverra’ nel rispetto della normativa anticovid.
La cittadinanza comporta che tutti i cittadini e le cittadine godano degli stessi diritti e che qualunque violazione degli stessi deve avere una risposta di rifiuto. In questo senso la violenza, per essere compresa in tutte le sue dimensioni, richiede un’approfondita conoscenza.
Come ci ricordano le Raccomandazioni del Consiglio d’Europa, per promuovere la sicurezza sociale, per combattere la discriminazione di genere, per contrastare il fenomeno della violenza, l’unica strada è “la predisposizione di politiche scolastiche e piani d’azione per promuovere l’uguaglianza e il rispetto di sé e delle diversità”.
Fermiconlemani in questo senso presta le proprie attivita’ a supporto della cittadinanza, della comunita’ e di ogni essere umano che stia attraversando un momento particolarmente difficile o che si senta fragile perche’ vittima di violenza on line o off line.
“Una donna dovrebbe essere due cose: Chi e Cosa Vuole. (Coco Chanel)
Avv. Tiziana Cecere
Presidente di Fermiconlemani
Avvocata penalista, criminologa
Esperta in crimini violenti ed interventi di progettualita’ sociale
Il primo evento in programma organizzato da Fermiconlemani per il mese di prevenzione internazionale della violenza nei confronti delle Donne.
Partiamo da un principio solido : L’universo femminile è quanto piu’ di affascinante e complesso esista nell’essere umano. Ogni donna è speciale a proprio modo ma tutte sono accomunate da affettività e forza spiccate che si rivelano nei momenti piu’ appropriati. Ogni donna è un misterioso mondo da esplorare conoscere e amare. Nel mese di prevenzione internazionale della violenza nei confronti delle donne il team di Fermiconlemani, quest’anno, ha organizzato ogni settimana un evento connotato dalla divulgazione di informazioni tecniche preziose e di pensieri positivi, di rigenerazione, di speranza, di rinascita, di progettualita’.
Durante il nostro primo appuntamento affronteremo tematiche molto importanti legate alla donna intesa come Universo di affettività e di autodeterminazione, parleremo delle sue evoluzioni nell’affermazione della parità di genere, delle attività e dei modi per rinforzare e recuperare l’autostima quale base dell’autodeterminazione e affronteremo anche i nuovi interventi di progettualita’ sociale per prevenire la violenza a 360 gradi proposti dai nostri soci professionisti.
Partiremo dai principi enucleati dall’AGENDA 2030 ONU, per chi non lo sapesse e’ l’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile che prevede un programma d’azione per le persone.
In particolare all’”obiettivo 5” si promuove di raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze con azioni per facilitare l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne partendo dai progressi nella scolarizzazione delle ragazze e dell’inserimento delle donne nel mercato del lavoro e all’Obiettivo 5.5. con cui si promuove la garanzia di una piena parita’ a livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica.
Al fine di incentivare la promozione di questi meravigliosi principi partiamo dall’esplorare cosa si intenda per empowerment e conseguentemente cosa si intenda per leadership femminile.
Questi concetti sono molto legati tra loro perche’ se una donna non stimola, alimenta e consolida la consapevolezza che ha di se’, del controllo sulle proprie scelte, sulle proprie decisioni, sulle proprie azioni e del proprio ruolo nella societa’ , amandosi, rispettando se stessa ed affermando con decisione le proprie idee e il proprio ruolo di genere non potra’ consolidare la leadership non solo in ambito lavorativo e sociale ma anche familiare restando ostaggio di retaggi culturali che spesso la vedono “meno capace e carismatica” rispetto all’uomo e purtroppo vittima sempre piu’ spesso di dinamiche violente psicologiche, economiche e fisiche.
Ebbene, Il termine empowerment indica proprio un processo di crescita, sia dell’individuo sia del gruppo, basato sull’incremento della stima di sé, dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione per far emergere risorse latenti e per portare l’individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale.
COS’E’ la leadership?
E’ la capacità di una persona all’interno di un’organizzazione o di un gruppo di incarnare e trasmettere valori che aiutano un team a sentirsi motivato a raggiungere determinati obiettivi.
In termini generali, e come spiegato dall’autore specializzato nello sviluppo personale, John C. Maxwell, un leader è una persona che riesce a sviluppare un potere di influenza sugli altri.
Il team di Fermiconlemani e’ ben attento a non promuovere uno stereotipo di leadership femminile a cui le donne si sentano obbligate ad aderire, perché l’universo femminile e’ fatto di donne tutte diverse, uniche, speciali e ognuna con un proprio stile.
Parlare di caratteristiche della leadership femminile ha valore immenso e dimostra che esiste finalmente un modo diverso da quello maschile e dominante di essere leader e che questo modello funziona.
E’ di fondamentale importanza sostenere e accompagnare le donne alla consapevolezza del valore delle proprie caratteristiche, molte delle quali sono particolarmente apprezzate nei leader nel nuovo millennio (es. capacità di ascoltare, collaborare, motivare e mostrare empatia).
Infatti cio’ e’ corroborato da un rapporto della comunità degli affari e degli investimenti, Connect Americas, che segnala tra i vantaggi di avere donne in ruoli manageriali e’ che queste si concentrano sull’intelligenza emotiva e sulla gestione orizzontale dei talenti.
Sebbene il numero di donne che esercitano la leadership consapevolmente in ogni ambito della loro vita sia aumentato in molte parti del mondo, la piena parità di genere rimane un obiettivo work in progress specialmente nel mondo privato a causa di credenze e miti radicati nella cultura, che stabiliscono che gli uomini siano più forti e qualificati per la leadership.
Fermiconlemani insistera’ sempre su questi focus per alimentare la creazione di esempi positivi da divulgare e da adottare negli interventi di progettualita’ sociale a favore della parita’ di genere e della prevenzione della violenza.
Saremo felici il 5.11.2021 dalle ore 18:30 di avere piu’ persone possibili in collegamento per poterci confrontare, per ascoltare le esigenze, le idee e per poter condividere le informazioni e sostenere la nostra mission.
La scrivente interverra’ personalmente per esplorare in modo piu’ approfondito alcuni dei concetti esposti in questo articolo e sara’ onorata di ricevere domande dal pubblico per poter insieme proporre nuove idee per progetti futuri.
Fermiconlemani ringrazia: l’Ordine degli Avvocati di Bari per aver concesso il patrocinio, i professionisti che interverranno l’Avv. Gugliemo Starace Presidente della Camera Penale di Bari, l’Avvocata Gabriella Panaro, Consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Bari, socia onoraria di Fermiconlemani, l’Avvocata Caterina Ranu’, socia di Fermiconlemani e tutti i nostri partners convenzionati.
“Non sono una donna addomesticabile.” cit. Alda Merini
Avv. Tiziana Cecere
Presidente di Fermiconlemani
Avvocata penalista, criminologa
Esperta in crimini violenti ed interventi di progettualita’ sociale
Fermiconlemani ringrazia il Prof. Colasuonno che si occupera’ di un area particolarmente delicata inerente la prevenzione delle dinamiche recidive dei maltrattanti e dei progetti tesi a coinvolgerli nel processo di cambiamento, addentrandosi nelle “crepe” della dinamica maschile che sono lo strumento per far uscire la maschilità violenta e consentire di ripensarla diversamente.
La violenza maschile nei confronti delle donne può trovare spiegazione oltre che nella cultura patriarcale anche nelle trasformazioni più recenti che stanno interessando le relazioni di genere.
Infatti nelle dinamiche delle relazioni tra uomini e donne l’ordine simbolico che prima le governava in maniera gerarchica non e’ piu’ supportato.
Il mondo costruito dagli uomini a loro “immagine e somiglianza” ha perso di credibilità causando nel maschio disagio e miseria sia materiale che simbolica e da ciò deriva il senso di smarrimento provato dai maschi nella società attuale.
La violenza maschile contro le donne è un indizio della crisi del patriarcato.
E’ possibile cogliere altre sfaccettature su una nuova visione della violenza: la prima è riconducibile al fatto che comportamenti tradizionalmente accettati come espressione di un’autorità precostituita vengano ai nostri giorni percepiti come illegittime violazioni della delle donne;
l’altra riguarda la violenza come espressione di una paura maschile del cambiamento che si concretizza in una perdita di ruolo di dominio.
Si riporta una riflessione di Stefano Ciccone, Presidente dell’Associazione Maschile Plurale attiva nella cura del maschio maltrattante:
“la stessa costruzione del potere maschile, potere sociale, potere simbolico, potere nelle relazioni si è incrinata sia nel senso che sono entrate in crisi istituzioni maschili che riproducevano privilegio, controllo, autorità ma anche che si è andata esaurendo la loro capacità di conferire identità, di produrre saperi capaci di rispondere alle domande di senso degli stessi uomini”.
PENSARE AL MASCHIO QUALE UMANO
Per poter attivare azioni proficue è necessario passare da essere maschio a essere “umano”, è fondamentale capire che è la fragilità che uccide non la violenza.
Nell’uomo che uccide la donna nulla è sottratto, nelle dinamiche violente non c’è solo l’essere uomo ma anche tutta la società.
La violenza dell’uno non rispetta le differenze che sono insite tra uomini e donne, solo addentrandosi in un ottica di «condivisione» si puo’ pensare che unendo le differenze si possa un girono per eliminarle.
STRUMENTI POSSIBILI DI PREVENZIONE
AVVIARE UN CAMBIAMENTO DI CULTURA GENERALE
Offrire uno spazio-tempo di confronto sulle difficoltà rispetto alla gestione dell’aggressività e della rabbia nelle relazioni affettive, stimolare una riflessione condivisa sui temi dell’identità maschile e delle relazioni fra uomini e donne, assunzione di responsabilità rispetto ai comportamenti violenti.
Interagire con sostegno e ascolto condiviso sia a scuola che a casa con i figli che hanno vissuto la violenza assistita per fermare «il gioco» carnefice/vittima.
PROF. DR. MICHELE COLASUONNO
Docente di Religione presso Ministero dell’Istruzione
Ha conseguito:
Baccellierato in Teologia
Laurea in scienze e tecniche psicologiche
Laurea in psicologia
Master in PNL Bioetica
Master in Mediazione Familiare
Master in Ipnosi Terapeutica
Coach e Counselor Bioetico
Esperto in organizzazione e coordinazione di gruppi di lavoro e nella comunicazione efficace volta all’insegnamento.
Socio dell’associazione FERMICONLEMANI
Referente Cassetta Help OPERA SAN NICOLA : via Manzoni n. 32 A, Carbonara-Bari
Sono Caterina Ranù e vivo a Bari dal 1999. Bari è la città dei miei studi universitari e della mia attuale professione forense. Nei miei anni di professione ho sempre trattato con una certa sensibilità ogni tematica involgente la lesione di diritti soggettivi con particolare riferimento alla sfera dei diritti inviolabili della persona come singolo e nelle formazioni sociali in cui si svolge la sua personalità. In particolare, vicende di natura incidentale, hanno spostato il baricentro della mia attenzione verso ogni forma di violenza fisica e psicologica verso i soggetti più deboli. Dai minori alle donne, la mia attenzione è progressivamente evoluta in sensibilità e in esigenza di prestare a soggetti vulnerabili un aiuto concreto.
L’Associazione “Fermi Con le Mani” ha contribuito a sollecitare nella mia persona spunti di riflessione verso l’universo “donna” ,con particolare riferimento a un sottile concetto di violenza, quella psicologica, potenzialmente idonea a trasmodare nel ricatto, nel boicottaggio e nella manipolazione .
Mi piace a tal proposito ricordare che la Convenzione del Consiglio di Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne costituisce il testo di riferimento per la definizione delle più variegate forme di violenza. Partendo dal presupposto che ogni forma di violenza, fisica e psicologica, integra reato, si può affermare che la lesione dei diritti fondamentali delle donne può avvenire tanto in ambito familiare quanto in generale nelle relazioni sociali sub specie di violenza privata (art.610 c.p.) o di stalking (art. 612 bis).
Mi preme tuttavia evidenziare che le più invisibili forme di coartazione psichica possono verificarsi anche negli ambienti di lavoro
E’ questo è in parte anche il senso della cassetta “HELP” di Fermiconlemani che auspichiamo in futuro di installare in luoghi di lavoro quale segnale di sensibilizzazione verso realtà ancora esistenti nei più variegati contesti.
Una delle Cassette Help di cui sono onorata di essere la referente e’ stata installata presso l’Ordine degli Avvocati di Bari con il patrocinio dell’Ordine Avvocati di Bari, Il Comitato Pari Opportunita’ e l’Associazione Donne Giuriste Sezione di Bari.
Il riferimento è a tutte le condotte messe in atto da chi vorrebbero congelare la realizzazione di chi subisce atti di “sessismo “e di mobbing da parte di colleghi, di datori di lavoro o a tutti coloro che vorrebbero utilizzare il potere economico quale strumento di blando ed invisibile ricatto.
“ Sei bella ma incapace. ”.“ Non diventerai mai brava senza di me”.
Bisognerebbe avere il coraggio di captare immediatamente la carica di coartazione psichica racchiusa in queste frasi.
Il retaggio culturale che vede la donna quale “individuo sottoposto” al potere maschile non è una favola superata ma è ancora una realtà.
La vita professionale /lavorativa di molte donne è spesso appesa al filo sottile del ricatto “ sessuale”, ricatto blando, quasi impercettibile ma presente in taluni contesti malsani spesso come” frase” non detta ma implicita.
La sofferenza morale, in questi casi, è doppia in quanto amplificata dalla paura di subire boicottaggi e pregiudizi nel contesto lavorativo.
Il rischio che le scelte compiute siano frutto di paura e pressione è altissimo.
La vergogna è la prima sensazione che generalmente si prova.
Si tende a non vedere e a negare la realtà.
Ebbene, il mio personale obiettivo sarà quello di segnalare il male invisibile e di proporre soluzioni costruttive con l’indispensabile aiuto del competente team work della Associazione “Fermi con Le mani” di cui faccio parte, affinchè chi soffre possa trovare il coraggio di ribellarsi , di correre verso la libertà e verso contesti migliori.
Ringrazio il Presidente Avvocato Tiziana Cecere per la fiducia accordata e spero, nel mio piccolo, di essere utile anche perché aiutare chi soffre fa bene all’anima e ci rende persone migliori.
Con orgoglio
La socia Caterina Ranù
Avvocata Caterina Ranu’
Civilista
Esperta in Diritto di famiglia
Socia di FERMICONLEMANI
Referente:
Progetti pari opportunita’ e discriminazioni sul luogo di lavoro,