La tragedia nella tragedia della famiglia Carlomagno

A distanza di pochissimi giorni purtroppo si afferma l’esigenza di tornare in argomento circa il femminicidio che ha scosso Anguillara, una delicata  località laziale già segnata e nuovamente colpita irreversibilmente. Nella memoria collettiva da questa sera rimarranno impressi non solo il volto di Federica Torzullo, brutalmente assassinata e occultata dal marito, ma le lacrime dei genitori del reo confesso (ad oggi).

Quelle lacrime rimarranno mute per tutta la vita, insieme alla voce di Federica, poichè poche ore fa entrambi i corpi dei genitori di Claudio Carlomagno sono stati ritrovati  nella propria abitazione senza vita, verosimilmente per impiccagione auto inflitta. Non abbiamo certo la pretesa di sostituirci agli investigatori, né finalità di natura mediatica e neanche di  tracciare il solco della spettacolarizzazione della tragedia. Non sono note assolutamente le cause di un ipotizzato suicidio o la sua simulazione (?) ma, non solo  da addetti ai lavori, possiamo affermare che il nesso causale tra il femminicidio perpetrato da Claudio e il decesso siffatto dei suoi genitori si impone quale elemento drammatico, cronicizzante, inquietante e allarmante. Non conosciamo altro allo stato, ogni considerazione potrebbe trovare fondamento e una sua logica, potrebbe essere dipeso dal senso di  vergogna per il gesto commesso dal figlio, o di disperazione per quanto affronterà costui, o di timore di essere coinvolti nelle indagini, o di complicità nei confronti dei parenti della povera donna, di punizione o altro animus anche di terzi , ma qualunque sia stata la spinta autosoppressiva o l’azione eventualmente aliunde a rintracciarsi , vi è un terribile legame. Affiora sconvolgente la punta di un iceberg di dinamiche terribili che non si fermano, che possono non fermarsi mai. Perde la vita una donna per mano feroce di un uomo accanito e spietato, ma l’offensività del crimine cruento si scompone e si ricompone, è plurima e travolge altre vite. Affrontiamo spesso purtroppo la triste piaga del suicidio, nelle carceri e tra gli adolescenti; in particolare oggi tocchiamo con mano un dramma doppio e gli atroci danni diretti e indiretti, immediati e riflessi, primari e secondari della mancata tutela delle donne, realizziamo ancora una volta che si deve intervenire con la prevenzione non solo nei confronti delle potenziali vittime e maltrattanti, ma la società deve mettere in atto manovre concrete ,lanciare messaggi forti , incisivi e deterrenti in ogni ambito, in primis nelle maglie familiari anche extra nucleari.

Quando avviene un crimine del genere l’evento non attinge mai soltanto chi uccide e chi viene ucciso.

Anguillara, spegne due volte le luci questa notte.

Avv. Daniela Corrado

criminologa

socia vice referente area legale Fermincolemani 

Corso di Formazione: Il Codice Rosso, prevenzione e contrasto alla violenza di genere

Corso di formazione: Excursus formativo nella prevenzione e nel contrasto alla violenza di genere, dal Codice Rosso ai nostri giorni

Il corso è organizzato dall’Associazione FERMICONLEMANI A.P.S. E.T.S. e dall’Associazione GENSNOVA, e sarà tenuto dai docenti Prof. Avv. Antonio Maria La Scala e Avv. I. Tiziana Cecere, esperti della materia.
L’incontro si svolgerà presso la sede del LAB – Laboratorio Adolescenti Bari, in Via Capruzzi 86, Bari.

Sono stati riconosciuti 12 crediti formativi ordinari per avvocati, con il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Bari e del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Bari.


Obiettivi del corso

Il percorso formativo è rivolto a professionisti e operatori del settore con l’obiettivo di:

  • fornire aggiornamenti sugli aspetti normativi e giuridici relativi al Codice Rosso;
  • delineare linee guida per la redazione di segnalazioni efficaci e corrette alle autorità competenti;
  • illustrare strumenti legali e investigativi di prevenzione, assistenza e tutela delle vittime di violenza;
  • analizzare le responsabilità degli operatori attraverso protocolli e linee guida applicative;
  • approfondire le fasi giudiziarie, dalla prima segnalazione alle indagini, fino al processo;
  • esaminare la normativa nazionale e internazionale (es. Convenzione di Istanbul, convenzioni sui diritti dei minori) e la sua efficacia nell’ordinamento italiano.

Destinatari

Il corso è rivolto a:
avvocati, assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti, educatori, medici, infermieri, criminologi, forze dell’ordine, mediatori familiari e penali, nonché studenti di corsi di laurea in scienze giuridiche, psicologia e criminologia investigativa e forense.


Modalità di partecipazione e attestato finale

I partecipanti dovranno seguire integralmente le lezioni (è consentita una sola giornata di assenza). Al termine del corso verrà richiesto di redigere un elaborato basato sull’analisi di un caso concreto.

Dopo la discussione dell’elaborato con gli esaminatori, verrà attribuita una valutazione finale. In caso di esito positivo, sarà rilasciato l’attestato di partecipazione.
Su richiesta, i corsisti potranno inoltre assistere per un periodo di tre mesi alle udienze di processi penali.

Per informazioni: info@fermiconlemani.it – segreteriagensnova@gmail.com – 3933114770 – 3382891010

codice rosso fermiconlemani

Don Matteo

Ieri mattina, come ogni mattina mentre facevo colazione, ho aperto i social, volevo come ogni mattina fare gli auguri di buon compleanno agli amici di social e non solo, ma mi è apparsa subito una notizia, che ha fermato la solita routine: Matteo 35 è stato trovato morto in casa, si è tolto la vita, don Matteo si è sentito talmente solo che l’unica via di uscita che ha visto per incontrare qualcuno è stato togliersi la vita, sembra un paradosso, ma….

La notizia mi ha colpito, sì è stato come un cazzotto nello stomaco, tristezza, rabbia, amore, confusione…. mi ha colpito cosi forte per vari motivi….. no, don Matteo non lo conoscevo ma posso immaginare cosa abbia provato, come si sia sentito.

E mentre guardavo la sua foto, tanti pensieri hanno affollato la mia mente, che voglio condividere.

Tante volte, da mia madre ho sentito di storie del periodo postbellico, storie o meglio fatti che in prima persona lei ha vissuto, dove la fame di pane era veramente tanta, dove poter mangiare anche solo un tozzo di pane faceva la differenza tra la vita e la morte.

Tanto è cambiato, per mia madre, e per la società in genere, non è mia intenzione assolutamente sottovalutare il problema della fame, ma, a me sembra che alla fame di cibo si sia aggiunta la fame di senso, la fame di felicità, la fame di amore, la fame di umanità.

In Marco 4,4 Gesù rispondendo al tentatore dice:

Ma egli rispose: “Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

La spessa risposta al tentatore la ritroviamo anche in Luca 4,4:

Gesù gli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo”.

Risposta che Gesù riprende da Deuteronomio 8,3:

Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.

Sì l’Uomo non vive di solo pane, le neuroscienze lo sottoscrivono che sin dalla nascita, l’allattamento al seno rappresenta un momento cruciale nello sviluppo umano, non solo per il nutrimento fisico del neonato, ma anche per la formazione di legami affettivi profondi e per lo sviluppo delle reti cerebrali. Le neuroscienze moderne hanno dimostrato come questa pratica influenzi strutture cerebrali, processi emotivi e capacità relazionali, creando un ponte tra il livello biologico e quello psicoemozionale. La fame di senso,  affligge molti oggi. Come sottolinea Lacan, l’essere umano è sempre alla ricerca del “Altro” che lo riconosca, e questa fame di riconoscimento si traduce in una fame di amore, di senso, di umanità. Lacan (1960) parla di “desiderio dell’Altro” come motore fondamentale della soggettività, e la mancanza di questo riconoscimento può portare a forme di angoscia e frammentazione identitaria.

La fame della Parola, richiama la dimensione simbolica e spirituale dell’esistenza, che va oltre il bisogno fisiologico. In psicologia, la teoria di Erik Erikson sulla “crisi di identità” (Erikson, 1950) evidenzia come il senso di appartenenza e di significato siano fondamentali per uno sviluppo psichico equilibrato. La mancanza di questi può portare a sensazioni di vuoto e depressione, come evidenziato anche nelle teorie di Bowlby sulla “deprivazione affettiva” (Bowlby, 1951), che sottolinea come l’assenza di attaccamenti sicuri possa predisporsi a rischi psichici come ansia e disturbi dell’umore.

La risposta che Gesù dà al tentatore si collega anche all’idea di Lacan del “Nome-del-Padre” come simbolo che dà senso e ordine al desiderio. La fame di senso, di parole che diano significato, è insaziabile e ci spinge a cercare risposte che spesso troviamo solo nella dimensione spirituale e nel riconoscimento dell’Altro.

E allora oltre al pane di cosa abbiamo bisogno? di ogni parola che esce dalla bocca del Signore, quale parola? Spesso mi sono sentito rispondere: la Parola Biblica!

Questa risposta mi rimanda ad un’altra scena di biblica memoria anche questa, un certo Pilato che si lava le mani; o di un certo Adamo che risponde: la donna che tu mi hai dato; o ancora di una certa Eva che risponde il serpente che tu hai creato me l’ha dato.

Questa dinamica può essere letta come la “proiezione” (Freud, 1911) e la “rimozione” di responsabilità, meccanismi difensivi di fronte alla paura di affrontare l’Altro e il proprio dolore. Come afferma Winnicott (1965), “la presenza dell’Altro è ciò che permette di sviluppare un senso di sé stabile”: l’incontro con l’Altro è quindi fondamentale anche per la costruzione dell’identità e per l’integrazione delle parti di sé.

In Genesi 1, 28, dopo che Dio ha portato a compimento la creazione, da un mandato all’Uomo, quello di dominare sulla creazione intera, e aggiunge vide quanto aveva fatto ed era cosa molto buona, e solo allora può creare il sabato per il suo riposo.

Dominare, che termine scomodo, quasi infastidisce, ma il dominare biblico indica un governare, prendersene cura come fa il Buon Pastore; dominare deriva dal latino dominari, che a sua volta deriva da dominus, che significa “signore”, a me sembra che il mandato di Dio ad ogni Uomo/Donna sia quello di essere la Sua presenza nella creazione, di essere la Sua parola nella creazione, e della creazione né fa parte anche l’uomo/donna, ogni UOMO/DONNA che diventa anche mia, tua responsabilità.

Martin Buber lo ha spiegato magistralmente nel Cammino dell’uomo, dove sottolinea che, l’incontro con il “Tu” è considerato la via principale per la realizzazione dell’uomo. Attraverso questo incontro, l’individuo può superare l’isolamento e trovare un significato più profondo nella propria esistenza. In psicoanalisi, si riconosce che il dolore più profondo nasce spesso da un senso di isolamento e di mancanza di ascolto: “L’uomo ha bisogno di essere riconosciuto nel suo essere, nel suo Tu”. La solitudine estrema può portare a una crisi esistenziale, come suggerisce Freud nel suo concetto di “angoscia di abbandono” (Freud, 1926), quella sensazione di essere lasciati soli con il proprio dolore, senza un’ancora di salvezza.

A me sembra che sia arrivato il momento, e con urgenza, di passare dall’atto di fare l’elemosina alla responsabilità di esercitare il “dominio della Carità”, che implica un coinvolgimento autentico e attivo nel riconoscimento dell’Altro. Come diceva Lacan, “il desiderio dell’Altro è ciò che dà senso alla nostra vita”, e solo riconoscendo questo possiamo sperare di costruire una società più umana, più vicina all’amore e alla responsabilità reciproca.

Scusami don Matteo, si scusami per esserti passato vicino e non essere riuscito ad essere Parola, scusami per esserti passato vicino e non essermi fermato ad ascoltare i tuoi occhi, i tuoi silenzi, scusami don Matteo.

A-Dio don Matteo, che ha il sapore del non vedersi più, ma porta con sé la certezza che un giorno ci rivedremo in Dio.

A cura del Dott. Michele Colasuonno

Guida ai dress code dell’abbigliamento business per uomo

Consigli di stile per l’uomo contemporaneo dalla nostra Ottavia ditroia, responsabile progetto “benessere ed empowerment”

Anche per l’uomo è opportuno porsi qualche domanda in più quando si tratta di scegliere il giusto outfit da indossare in ambito professionale.

Per esempio: sapevate che bisogna tener conto non solo del settore lavorativo ma anche della cultura aziendale: come vengono rappresentati i dipendenti sul sito internet o nel materiale pubblicitario? Come si vestono in ufficio? Una buona regola è quella di non essere mai più eleganti del capo e allo stesso tempo non vestirsi più casual dei colleghi.

Inoltre, esistono diversi dress code della moda business: lo stile business attire, lo stile business casual, lo stile smart casual.

No panic!!

Questa guida passerà in rassegna ciascuno di questi stili in modo semplice e pratico con l’obiettivo di sgombrare la mente dai dubbi una volta per tutte.

STILE BUSINESS ATTIRE: con il termine “business attire” si intende il classico look da uomo o donna in affari. Il dress code business attire è molto formale, serio e conservativo. Questo stile viene detto spesso anche “business professional”. Per gli uomini è d’obbligo il completo formale con camicia e cravatta. Mentre l’abito dovrebbe essere di colori scuri come il grigio, l’antracite o il blu navy, per la camicia è possibile invece optare per un colore chiaro. La cravatta dovrebbe essere sempre di un colore più scuro della camicia, ma può contenere un leggero tocco di colore. Il panciotto è facoltativo nella maggior parte dei casi. Scarpe di pelle semplici ma eleganti con calzini coordinati e una cintura completano l’outfit.

STILE BUSINESS CASUAL:  riesce a combinare sapientemente eleganza e comodità. Si tratta di uno stile serio e professionale ma non troppo raffinato e rappresenta la nuova frontiera del dress code business. Questo stile, infatti, sta prendendo sempre più piede nelle aziende e organizzazioni moderne. Pur rimanendo entro i confini di un abbigliamento elegante, ben curato e sobrio, questo codice di abbigliamento offre più spazio per l’interpretazione personale. Il look business casual può quindi essere inteso come una variante meno impegnativa del classico look business. Lo stile business casual per gli uomini è meno rigoroso del tradizionale abbigliamento da ufficio, ma richiede comunque un look ordinato e abbastanza classico. Se la cravatta è facoltativa, non è possibile rinunciare a giacca o cappotto. Altri capi di abbigliamento che rientrano nello stile business casual per gli uomini sono: camicie con colletto stile francese, camicie leggermente più sportive con bottoni, maglioni in tessuti di alta qualità, pantaloni da completo, pantaloni classici in tessuto, chino estivi; scarpe di pelle eleganti e dall’aspetto professionale (ad esempio le scarpe Derby e Oxford) e cintura di pelle abbinata.   

STILE SMART CASUAL: a metà tra il formale e il casual, può essere descritto come semplice e pratico, ma allo stesso tempo elegante e ricercato. Per gli uomini, la transizione tra il business casual e lo smart casual è spesso fluida. Basta quindi seguire le regole generali del dress code business casual e alleggerire in modo mirato questo look. I capi di abbigliamento più sportivi come le polo, le scarpe da ginnastica eleganti o i pantaloni cachi possono essere abbinati ad un outfit più tradizionale.

Possiamo concludere affermando che nella maggior parte delle imprese non esiste un dress code aziendale fisso con regole chiare che si possono consultare quando ci si veste o si fa shopping. Tuttavia, esistono delle regole non scritte che si dovrebbero seguire per fare una buona impressione sul luogo di lavoro.

In caso di dubbi su quale sia il dress code appropriato per una nuova posizione lavorativa, è sempre meglio puntare su un outfit più classico. 

Ottavia Ditroia

FERMICONLEMANI ANCORA PARTE CIVILE IN UN PROCESSO PER MALTRATTAMENTI

Oggi, avanti al GUP del Tribunale di Bari, si è celebrata la prima udienza preliminare dell’ennesimo processo a carico di un soggetto maltrattante.

L’uomo è accusato di aver, per oltre due anni, perseguitato due membri della sua famiglia costituitisi parte civile per il tramite dall’Avv. Vincenzo Rubino.

L’associazione Fermiconlemani, patrocinata dal procuratore speciale –l’avvocata e socia Francesca Lombardi-, ha avanzato a sua volta istanza di costituzione di parte civile a supporto delle vittime vessate da reiterate aggressioni fisiche e violenze psicologiche.

<<Grazie alla professionalità, competenza e dedizione di tutta l’equipe legale della mia associazione che ringrazio – tiene a sottolineare la presidentessa di Fermiconlemani l’avv.ta TizianaCecere -, continuiamo a stare al fianco di tutte le vittime di violenza, dando il nostro contributo affinché riconquistino pienamente ciò che è stato loro tolto, moralmente, psicologicamente e legalmente. Questa nuova iniziativa processuale, che arriva dopo numerose altre già ammesse, può considerarsi un ulteriore tassello nell’esperienza della nostra associazione, a costante valorizzazione del lavoro di prevenzione e contrasto ad ogni forma di violenza svolto quotidianamente sul campo, attraverso attività d’informazione, ascolto, assistenza legale, contatto con i servizi territoriali e dunque attraverso la creazione di una rete di concreto sostegno alle vittime. Riconoscere ad associazioni antiviolenza come la nostra la legittimazione a stare in giudizio quale parte danneggiata dai reati contestati al maltrattante, è una conquista di altissimo valore civico al fine di ribadire che la violenza, perpetrata in qualsiasi forma o contesto, ha una ricaduta oltre che nella sfera individuale delle vittime, anche in quella collettiva, in un’ottica di responsabilità dell’intera società>>.

Il nostro progetto registrato “Cassetta Help” attivo anche in Emilia Romagna

Ravenna 10 maggio 2023

È innegabile che la pandemia e i suoi strascichi abbiano determinato una crescita esponenziale della fenomenologia violenta on line e off line.

Sono aumentati i reati di maltrattamento contro familiari o conviventi, gli episodi di violenza fisica, aggressione sessuale, diffamazione a mezzo social, anche tra i giovanissimi, in particolare le dinamiche di cybershaming, cyberbullismo, vessazione psicologia, mobbing coniugale, omicidio, uxoricidio e family murder aventi come target di elezione le donne.

La violenza on line e off line è un problema sociale e il ruolo delle associazioni anti violenza sul territorio è indispensabile per sensibilizzare, dare visibilità e accrescere nella società la consapevolezza che la violenza è un problema pubblico che danneggia il nostro sistema di valori, con particolare riguardo ai giovani, ai gruppi di pari e ai soggetti vulnerabili.

Informare si, ma soprattutto offrire strumenti concreti di prevenzione e aiuto: questa la ricetta!

Su questa scia la nostra associazione da anni vanta un progetto volto all’ascolto e al sostegno delle vittime di qualsiasi forma di violenza o discriminazione: “Cassetta Help”, una cassetta rossa dove chiunque sia vittima o spettatore di dinamiche violente o viva relazioni e situazioni malsane, patologiche e allarmanti altrimenti non facilmente intercettabili a causa della paura e della vergogna, possa lanciare una richiesta di aiuto o fare una segnalazione, anche in forma anonima.

Nella richiesta di aiuto è possibile indicare il proprio recapito per essere contattati da un volontario esperto o si può scegliere di rivolgersi direttamente allo sportello virtuale all’800 822 538 (il numero è in evidenza sulla targa posta accanto ad ogni cassetta), per ricevere supporto o prenotare un appuntamento presso i centri di ascolto posti sul territorio.

Al progetto hanno aderito il comune di Bari, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari, e ancora i comuni di Casamassima, Putignano, Triggiano, Ruvo di Puglia, Sant’Antonio Abbate (Na) e Scorrano (Le); si aggiunge oggi Cesenatico, ridente località emiliana, grazie alla lungimirante sinergia fra l’amministrazione locale e l’associazione ravennate, partner di Fermiconlemani, Crisalide Odv presieduta dalla signora Antonella Valletta, instancabile eroina di grandi battaglie di prevenzione.

Per la collocazione della cassetta si è scelta via Aurelio Saffi, sede di alcuni uffici comunali; presenti alla cerimonia inaugurale la vice sindaca Lorena Fantozzi e la Dott.ssa Federica Petrelli psicologa responsabile del “Centro donna”, la delegazione di Fermiconlemani costituita dalla presidentessa Tiziana Cecere e dai soci Pierfrancesco Impedovo e Daniela Corrado, nonché la presidentessa di Crisalide Odv Antonella Valletta.

Presidente di Fermiconlemani Avv.ta Tiziana Cecere: <<Silenzio e indifferenza sono molto pericolosi e diventano alleati della violenza: come Associazione, insieme al supporto e alla collaborazione dell’associazione nostra partner Crisalide Odv, sentiamo il dovere morale di contribuire a smuovere le coscienze in favore di una cultura di parità di genere, della non violenza e della non sopraffazione. Desideriamo costruire ogni giorno un futuro che neghi la violenza in generale, soprattutto per i più giovani, non soltanto contro le donne ma contro ogni essere vivente; questa la nostra mission condensata nel nostro slogan da me coniato: “Tutto ciò che desideri è dall’altra parte della paura”>>.

Al via il processo per violenza sessuale a carico del Dr. Miniello

FERMICONLEMANI fra le associazioni che chiedono di costituirsi parte civile al fianco delle vittime

Giovedì 19 gennaio, innanzi al GUP presso il Tribunale di Bari dott. Ferraro, si è celebrata la prima udienza preliminare del processo pendente a carico del ginecologo barese Giovanni Miniello, chiamato a rispondere di plurimi episodi di violenza sessuale, tentata e consumata, ai danni di sue pazienti.

Molte vittime hanno formalizzato la costituzione di parte civile; analoga iniziativa è stata assunta da diversi centri e associazioni antiviolenza tra cui FERMICONLEMANI a mezzo del procuratore speciale avv.ta Daniela Corrado del foro di Bari, designata dalla Presidente dell’ente avv.ta Tiziana Cecere.

L’ammissione di tali costituzioni sarà discussa e decisa in seno alla prossima udienza, fissata per il giorno 16 febbraio 2023.

Presidentessa di Fermiconlemani Avv.ta Tiziana Cecere: “per noi è fondamentale agire all’interno del procedimento penale nella veste di accusatori privati affiancando le donne offese, perché la violenza è un reato che lede l’intera comunità.

Molto importante è sottolineare che la legittimazione attiva a costituirsi parte civile nei processi per crimini violenti della nostra associazione è stata riconosciuta già da diversi organi giudicanti in svariati altri processi, grazie alla corposa attività dell’associazione, documentata in atti al momento della costituzione, forte di anni di presenza sul territorio contro le discriminazioni e contro la violenza in ogni sua manifestazione, che si è consolidata anche grazie al lavoro sinergico con istituzioni e con altre associazioni, attraverso una rete sul territorio di sportelli di ascolto, assistenza legale-informativa e percorsi di prevenzione; un lavoro fatto di impegno e risorse proprie. 

L’associazione Fermiconlemani, nonostante non riceva fondi pubblici, è sempre in prima linea al fianco delle vittime di violenza, sostenendole e offrendo loro assistenza legale, psicologica e  di empowerment personale”.

Martina Scialdone, la trentacinquenne avvocata uccisa a colpi di pistola dal suo ex compagno

Le riflessioni in chiave criminologica della nostra presidentessa, Avv.ta Tiziana Cecere e del Prof. Pierfrancesco Impedovo.

Si chiamava Martina Scialdone di soli 35 anni, l’avvocata romana con studio ai Parioli, esperta di diritto di famiglia che, ironia della sorte, si occupava con passione anche di violenza sulle donne, uccisa dal suo ex compagno, Costantino Bonaiuti, davanti ad un ristorante in zona Tuscolano. 

La donna è morta poco dopo i soccorsi, giunti tempestivamente sul posto e allertati attraverso il 112. L’uomo, un 61enne, è fuggito subito dopo, ma poi è stato raggiunto dalle volanti della polizia e arrestato a Fidene, nel quadrante della periferia nord della capitale. Aveva un porto d’armi per uso sportivo.

Un testimone riferisce: «L’ha ammazzata sotto i miei occhi. Litigavano, nessuno è intervenuto».

Il 2023 è appena iniziato ed ecco balzare alle cronache il primo efferato femmincidio.

Lo abbiamo detto più volte in queste pagine, che la violenza di genere non è imputabile solo ed esclusivamente al “mostro” di turno, ma è da ricercare in radici più profonde di quanto si può immaginare.

Quando parliamo di femminicidio, quindi, evidenziamo un problema che trova le sue radici nella morfologia, ancora di matrice patriarcale, della nostra società post-moderna; in questo humus la donna è posta in una condizione di inferiorità in determinate relazioni sociali, familiari e lavorative che fa sentire gli uomini, primi tra tutti quelli che con lei condividono relazioni più vincolanti, nel diritto di discriminarla, maltrattarla, violarla ed in fine assassinarla.

L’atto violento che ha come epilogo la morte, è solo la punta di un iceberg, dove la parte più imponente del fenomeno rimane nascosto, mal documentata dai media e dalle statistiche.

Fa orrore, ed è giusto che così sia, ascoltare dai TG che una donna è stata uccisa dal marito o ex compagno, ma troppo spesso non riusciamo a comprendere quante altre donne, in silenzio, nell’ombra, lontano dalla vista, soffrono e subiscono violenze siano esse di natura fisica che di natura psicologica. Ma ancor più spesso, quel “lontano dalla vista” diventa una volontà omissiva di non voler vedere quello che succede, ritenendo che il fatto ricada nell’ambito di una dimensione privata, di un aspetto familiare, dove noi pensiamo di non dover mettere bocca, inconsapevoli che praticamente diventiamo complici di quella fenomenologia violenta.

Per questo non basta, se pur già tanto, il semplice parlarne, ma l’impegno per una sana società democratica, e per ogni singolo individuo della società, dovrebbe essere quello di adoperarsi materialmente, affinché certi fenomeni che vediamo, ma non vogliamo vedere, non restino chiusi tra le mura dell’abitazione della malcapitata, ma vengano portati alla luce dando il proprio contributo materiale.

Cruciale è dunque in questo contesto il ruolo di realtà istituzionali e sociali come FERMICONLEMANI, una rete di “attori” impegnata quotidianamente nelle attività di ascolto, sostegno, prevenzione, formazione, informazione e sensibilizzazione della collettività contro ogni forma di violenza e discriminazione.

Sul piano soggettivo, Il femminicidio, giova ricordarlo, è un omicidio che affonda le proprie radici in un terreno affettivo ed emotivo arido, scarsamente empatico, dove le persone sono ridotte a cose da usare e possedere.

Chi arriva a commettere un femminicidio è tendenzialmente incapace di accettare ed elaborare l’abbandono.

Spesso il femminicidio è l’epilogo di un altro reato troppe volte sottovalutato: lo stalking.

In un mondo emotivo narcisista ed infantile, l’altro viene percepito come uno strumento per soddisfare i propri bisogni.

Il bambino appena nato, vede nella madre un mezzo per sopravvivere e solo in seguito si affeziona a lei, riconoscendola come oggetto d’amore.

Dalle dinamiche del rapporto madre/figlio, oltre all’amore, emergono sentimenti distruttivi quali: la gelosia, il possesso e l’invidia.

Tali pulsioni emozionali se non vengono comprese ed elaborate correttamente dall’apparato psichico, danno vita a dinamiche comportamentali distruttive che generano risentimento, frustrazione, rabbia e odio, esattamente ciò che muove i comportamenti dello stalker nel compimento delle sue condotte.

Il femminicidio, dunque, spesso nasce da una profonda distorsione affettiva, emotiva comunicativa, improntata alla violenza, agita in un contesto disturbato, dove le fragilità: cognitive, emotive, affettive e sociali, dei soggetti in gioco, prendono il sopravvento.

In tale contesto, affettivamente deprivato e deprivante, per mantenere il controllo sulla persona viene agita ogni genere di violenza psicologica e fisica per garantire il mantenimento dello status quo. Per indebolire la volontà altrui vengono instillati, giorno dopo giorno, giudizi limitanti, critiche più o meno velate per ledere il senso di sicurezza, sino a generare profondi sensi di inadeguatezza, vergogna e colpa. Chi maltratta sminuisce sistematicamente l’altro, umiliandolo e annullandone anche la più banale libera manifestazione di sé.

Chi ama non ti sottomette. Chi ama ti migliora.

L’amore è bellezza, l’amore è cura, l’amore è volere il bene incondizionato dell’altro anche quando si allontana. 

Amore è soprattutto amarsi e non lasciarsi ridurre a cosa tra le cose.

Il team di Fermiconlemani si unisce al cordoglio della famiglia e della comunità forense romana.

DONNE CHE RINCORRONO I LUPI

DIPENDENZE AFFETTIVE E NARCISISMO PATOLOGICO

workshop esperienziale  NUOVA EDIZIONE

24 marzo 2023 dalle ore 18:00 alle ore 21:00

In presenza e con collegamento da remoto

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI SU INFO@FERMICONLEMANI.IT, 800.822538

Premessa:

Il corso è orientato ad individuare il significato di narcisismo, le sue origini e le più note teorie, a tracciare il profilo della personalità narcisistica negli aspetti personali e interpersonali.

Obiettivi e finalità:

  • Fornire strumenti, linee guida, spunti di riflessione e sostegno per chiunque entri in contatto con una personalità narcisistica analizzando il funzionamento narcisistico di personalità, focalizzandosi sull’autostima e sulla disregolazione emotiva.

Modalità e tempi:

Il work shop o si svolge durante il pomeriggio del dalle 18.00 alle 21:00, per la durata di tre ore.

Al termine dell’incontro dopo report test viene rilasciato attestato di partecipazione e slide.

Metodologia didattica e argomenti:

La metodologia dell’incontro si basa sulla partecipazione attiva: i temi sono trattati valorizzando le esperienze personali, le opinioni, i punti di vista, le emozioni dei partecipanti.

Il planning dell’incontro prevede attività motivazionali, potenziamento dell’autostima, introduzione al narcisismo dalle origini ad oggi, individuazione di linee guida per riconoscere un narcisista, strumenti di sostegno per gestire una relazione con un narcisista, spunti di riflessione su come evitare una relazione con un narcisista, miglioramento delle relazioni tramite l’empatia, confronti sugli strumenti legali di tutela, analisi dei casi di crimini violenti, racconto di esperienze personali.

Risorse umane coinvolte:

I professionisti coinvolti sono psicologi, psicoterapeuti, esperti in comunicazione, criminologi, donne con la propria esperienza personale.

Il Presidente di Fermiconlemani : “ogni edizione rinnovata del work shop Donne che Rincorrono i Lupi e’ sempre speciale e colma di scambi professionali, di emozioni ed evoluzioni personali delle partecipanti e dei partecipanti, si proprio cosi dei “partecipanti” anche gli uomini sono molto interessati. I discenti durante il work shop imparano a riconoscere il narcisismo patologico e quello funzionale per la nostra autostima.”

Le leggi della famiglia

Il sistema familiare alla base del nostro benessere e malessere

Ce ne parla il nostro socio fondatore Dott. Santo Scilipoti

“Le pecore nere di una famiglia sono in realtà liberatrici del loro albero genealogico. Membri della famiglia che non si adattano alle regole o alle tradizioni familiari, coloro che cercano costantemente di rivoluzionare le credenze. Coloro che scelgono strade contrarie ai percorsi ben battuti delle linee familiari, coloro che sono criticati, giudicati e persino respinti. Questi sono chiamati a liberare la famiglia da schemi ripetitivi che frustrano intere generazioni. Queste cosiddette “pecore nere”, quelle che non si adattano, quelle che ululano con la ribellione, in realtà riparano, disintossicano e creano nuovi rami fiorenti nel loro albero genealogico. Innumerevoli desideri non realizzati, sogni infranti o talenti frustrati dei nostri antenati si manifestano attraverso questa rivolta. Per inerzia, l’albero genealogico farà di tutto per mantenere il decorso castrante e tossico del suo tronco, che renderà il compito del ribelle difficile e conflittuale. Smetti di dubitare e prenditi cura della tua rarità “come il fiore più prezioso del tuo albero”. Sei il sogno di tutti i tuoi antenati”.

(Bert Hellinger)

La famiglia è un nucleo importante, è il luogo che dovrebbe essere sicuro per antonomasia.

Ma cosa succede se proprio la propria famiglia (intesa come rami intergenerazionali) diventa una rete che blocca e romperla significherebbe tradire la propria tradizione? Curioso che tradizione e tradimento, abbiano la stessa etimologia. Da “tradere”, condurre fuori…

Ed è proprio questo che Bert Hellinger sottolinea. La “pecora nera”, colei che rompe gli equilibri intergenerazionali con la sua diversità di essere e di intenti, conduce fuori da questo blocco di ripetizioni, di strade percorse e ripercorse e ciò avviene solo con la “ribellione” a quelle radici attraverso la propria individualità.

Dott. Santo Scilipoti

Il Dott. Santo Scilipoti si è laureato in psicologia clinica delle relazioni e dello sviluppo presso l’università di Bari, ha proseguito la specializzazione in psicoterapia ad orientamento psicoanalitico presso la Scuola Internazionale di Psicoterapia nel Setting Istituzionale a Roma. Iscritto all’ordine degli psicologi della Regione Puglia al n. 4596. Si è formato nei Centri di Salute Mentale di Bari e provincia dove ha lavorato su progetti inerenti alla lotta allo stigma e al benessere psicologico. Ha fatto parte, inoltre, del progetto “Momo: servizio di ascolto telefonico per la prevenzione del disagio psichico e sociale”, con cui si è occupato della prevenzione del cyberbullismo e del bullismo negli adolescenti. Attualmente è socio della cooperativa sociale Dreams Onlus che fornisce servizi di Psico-Oncologia e/o di Psicoterapia.