Partito il corso “Il Codice Rosso”

Un grande successo per il corso sul “Codice Rosso”, con posti esauriti.

Ringraziamo l’Ordine degli Avvocati di Bari, il Comitato Pari Opportunità dell’Ordine Avvocati di Bari e a tutti gli iscritti che hanno creduto nella bontà e l’importanza di questa formazione.

Come associazione, ci sentiamo onorati di condividere questa esperienza con il Prof. Avv. Antonio La Scala, con l’Associazione Gensnova in persona della presidente Maria De Tommasi e con la nostra instancabile presidente Avv. Tiziana I. Cecere.

Corso di Formazione: Il Codice Rosso, prevenzione e contrasto alla violenza di genere

Corso di formazione: Excursus formativo nella prevenzione e nel contrasto alla violenza di genere, dal Codice Rosso ai nostri giorni

Il corso è organizzato dall’Associazione FERMICONLEMANI A.P.S. E.T.S. e dall’Associazione GENSNOVA, e sarà tenuto dai docenti Prof. Avv. Antonio Maria La Scala e Avv. I. Tiziana Cecere, esperti della materia.
L’incontro si svolgerà presso la sede del LAB – Laboratorio Adolescenti Bari, in Via Capruzzi 86, Bari.

Sono stati riconosciuti 12 crediti formativi ordinari per avvocati, con il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Bari e del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Bari.


Obiettivi del corso

Il percorso formativo è rivolto a professionisti e operatori del settore con l’obiettivo di:

  • fornire aggiornamenti sugli aspetti normativi e giuridici relativi al Codice Rosso;
  • delineare linee guida per la redazione di segnalazioni efficaci e corrette alle autorità competenti;
  • illustrare strumenti legali e investigativi di prevenzione, assistenza e tutela delle vittime di violenza;
  • analizzare le responsabilità degli operatori attraverso protocolli e linee guida applicative;
  • approfondire le fasi giudiziarie, dalla prima segnalazione alle indagini, fino al processo;
  • esaminare la normativa nazionale e internazionale (es. Convenzione di Istanbul, convenzioni sui diritti dei minori) e la sua efficacia nell’ordinamento italiano.

Destinatari

Il corso è rivolto a:
avvocati, assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti, educatori, medici, infermieri, criminologi, forze dell’ordine, mediatori familiari e penali, nonché studenti di corsi di laurea in scienze giuridiche, psicologia e criminologia investigativa e forense.


Modalità di partecipazione e attestato finale

I partecipanti dovranno seguire integralmente le lezioni (è consentita una sola giornata di assenza). Al termine del corso verrà richiesto di redigere un elaborato basato sull’analisi di un caso concreto.

Dopo la discussione dell’elaborato con gli esaminatori, verrà attribuita una valutazione finale. In caso di esito positivo, sarà rilasciato l’attestato di partecipazione.
Su richiesta, i corsisti potranno inoltre assistere per un periodo di tre mesi alle udienze di processi penali.

Per informazioni: info@fermiconlemani.it – segreteriagensnova@gmail.com – 3933114770 – 3382891010

codice rosso fermiconlemani

Riflessioni sulla chiusura del gruppo “Mia Moglie”

Negli ultimi giorni abbiamo letto articoli su numerose testate giornalistiche, commenti su tutti i social e un’enorme indignazione a proposito del gruppo Facebook “MIA MOGLIE”. Ma cosa ci stupisce di più? Che a commettere le offese siano uomini che, formalmente, conducono vite “sobrie e canoniche”, con ruoli professionali e sociali caratterizzati dal perbenismo?

La violenza è endemica, pervasiva e profondamente radicata, e si annida in ogni contesto socioculturale e professionale, non essendo collegata solo al “degrado” o alla “solita matrice criminale”. Da tantissimi anni si parla di bodyshaming, cybershaming, mobbing coniugale, maltrattamenti in famiglia, gaslighting e mansplaining, tanto che sono state introdotte nuove fattispecie criminose nel nostro codice penale. E allora, ci stupiamo ancora?

Sono state semplicemente traslate le dinamiche diffamatorie che in passato avvenivano di persona, quando gruppi di uomini facevano “squadra” e deridevano le loro mogli e compagne al bar, a cena o negli spogliatoi delle palestre. Ora, tutto questo si sposta sui gruppi social.

Torniamo a parlare di patriarcato, pensando che sia uno dei mali del nostro secolo, e poi non supportiamo i bambini e gli adolescenti, figli di questi uomini, nell’insegnare loro il rispetto per l’altro. Non educhiamo a comunicare in modo pacato e calibrato, e continuiamo a far crescere bambine e adolescenti instillando nelle loro identità il retaggio che in casa debbano essere “al servizio degli uomini”, nel rispetto dei ruoli. Di conseguenza, se lavorano, devono limitare il tempo fuori casa per adempiere agli impegni familiari, costrette spesso a rinunciare alla carriera se desiderano avere figli, perché la donna impegnata socialmente, professionalmente e culturalmente mette in crisi la virilità maschile.

Il team del nostro Ente Fermiconlemani insiste nel divulgare attività di supporto per tutte le famiglie, indistintamente, attraverso l’ascolto interattivo. L’obiettivo è portarle, con consapevolezza, a rivolgersi a esperti nei momenti di crisi interiore e di coppia, perché sono proprio quelle coppie in crisi a generare uomini che urlano, malmenano e offendono le donne, e donne che subiscono perché pensano che siano tutte nelle stesse condizioni e che ribellarsi sia inutile.

Vi invitiamo a seguire le nostre prossime attività che da settembre riprenderanno a pieno regime per dare forza, supporto e strumenti comunicativi e culturali per superare i momenti di difficoltà interiore. Vogliamo aiutarvi a sviluppare quell’intuito salvifico che vede molto più lontano della mente, specialmente quando si è personalmente coinvolti in dinamiche disfunzionali e dannose per noi e per la società.

Don Matteo

Ieri mattina, come ogni mattina mentre facevo colazione, ho aperto i social, volevo come ogni mattina fare gli auguri di buon compleanno agli amici di social e non solo, ma mi è apparsa subito una notizia, che ha fermato la solita routine: Matteo 35 è stato trovato morto in casa, si è tolto la vita, don Matteo si è sentito talmente solo che l’unica via di uscita che ha visto per incontrare qualcuno è stato togliersi la vita, sembra un paradosso, ma….

La notizia mi ha colpito, sì è stato come un cazzotto nello stomaco, tristezza, rabbia, amore, confusione…. mi ha colpito cosi forte per vari motivi….. no, don Matteo non lo conoscevo ma posso immaginare cosa abbia provato, come si sia sentito.

E mentre guardavo la sua foto, tanti pensieri hanno affollato la mia mente, che voglio condividere.

Tante volte, da mia madre ho sentito di storie del periodo postbellico, storie o meglio fatti che in prima persona lei ha vissuto, dove la fame di pane era veramente tanta, dove poter mangiare anche solo un tozzo di pane faceva la differenza tra la vita e la morte.

Tanto è cambiato, per mia madre, e per la società in genere, non è mia intenzione assolutamente sottovalutare il problema della fame, ma, a me sembra che alla fame di cibo si sia aggiunta la fame di senso, la fame di felicità, la fame di amore, la fame di umanità.

In Marco 4,4 Gesù rispondendo al tentatore dice:

Ma egli rispose: “Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

La spessa risposta al tentatore la ritroviamo anche in Luca 4,4:

Gesù gli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo”.

Risposta che Gesù riprende da Deuteronomio 8,3:

Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.

Sì l’Uomo non vive di solo pane, le neuroscienze lo sottoscrivono che sin dalla nascita, l’allattamento al seno rappresenta un momento cruciale nello sviluppo umano, non solo per il nutrimento fisico del neonato, ma anche per la formazione di legami affettivi profondi e per lo sviluppo delle reti cerebrali. Le neuroscienze moderne hanno dimostrato come questa pratica influenzi strutture cerebrali, processi emotivi e capacità relazionali, creando un ponte tra il livello biologico e quello psicoemozionale. La fame di senso,  affligge molti oggi. Come sottolinea Lacan, l’essere umano è sempre alla ricerca del “Altro” che lo riconosca, e questa fame di riconoscimento si traduce in una fame di amore, di senso, di umanità. Lacan (1960) parla di “desiderio dell’Altro” come motore fondamentale della soggettività, e la mancanza di questo riconoscimento può portare a forme di angoscia e frammentazione identitaria.

La fame della Parola, richiama la dimensione simbolica e spirituale dell’esistenza, che va oltre il bisogno fisiologico. In psicologia, la teoria di Erik Erikson sulla “crisi di identità” (Erikson, 1950) evidenzia come il senso di appartenenza e di significato siano fondamentali per uno sviluppo psichico equilibrato. La mancanza di questi può portare a sensazioni di vuoto e depressione, come evidenziato anche nelle teorie di Bowlby sulla “deprivazione affettiva” (Bowlby, 1951), che sottolinea come l’assenza di attaccamenti sicuri possa predisporsi a rischi psichici come ansia e disturbi dell’umore.

La risposta che Gesù dà al tentatore si collega anche all’idea di Lacan del “Nome-del-Padre” come simbolo che dà senso e ordine al desiderio. La fame di senso, di parole che diano significato, è insaziabile e ci spinge a cercare risposte che spesso troviamo solo nella dimensione spirituale e nel riconoscimento dell’Altro.

E allora oltre al pane di cosa abbiamo bisogno? di ogni parola che esce dalla bocca del Signore, quale parola? Spesso mi sono sentito rispondere: la Parola Biblica!

Questa risposta mi rimanda ad un’altra scena di biblica memoria anche questa, un certo Pilato che si lava le mani; o di un certo Adamo che risponde: la donna che tu mi hai dato; o ancora di una certa Eva che risponde il serpente che tu hai creato me l’ha dato.

Questa dinamica può essere letta come la “proiezione” (Freud, 1911) e la “rimozione” di responsabilità, meccanismi difensivi di fronte alla paura di affrontare l’Altro e il proprio dolore. Come afferma Winnicott (1965), “la presenza dell’Altro è ciò che permette di sviluppare un senso di sé stabile”: l’incontro con l’Altro è quindi fondamentale anche per la costruzione dell’identità e per l’integrazione delle parti di sé.

In Genesi 1, 28, dopo che Dio ha portato a compimento la creazione, da un mandato all’Uomo, quello di dominare sulla creazione intera, e aggiunge vide quanto aveva fatto ed era cosa molto buona, e solo allora può creare il sabato per il suo riposo.

Dominare, che termine scomodo, quasi infastidisce, ma il dominare biblico indica un governare, prendersene cura come fa il Buon Pastore; dominare deriva dal latino dominari, che a sua volta deriva da dominus, che significa “signore”, a me sembra che il mandato di Dio ad ogni Uomo/Donna sia quello di essere la Sua presenza nella creazione, di essere la Sua parola nella creazione, e della creazione né fa parte anche l’uomo/donna, ogni UOMO/DONNA che diventa anche mia, tua responsabilità.

Martin Buber lo ha spiegato magistralmente nel Cammino dell’uomo, dove sottolinea che, l’incontro con il “Tu” è considerato la via principale per la realizzazione dell’uomo. Attraverso questo incontro, l’individuo può superare l’isolamento e trovare un significato più profondo nella propria esistenza. In psicoanalisi, si riconosce che il dolore più profondo nasce spesso da un senso di isolamento e di mancanza di ascolto: “L’uomo ha bisogno di essere riconosciuto nel suo essere, nel suo Tu”. La solitudine estrema può portare a una crisi esistenziale, come suggerisce Freud nel suo concetto di “angoscia di abbandono” (Freud, 1926), quella sensazione di essere lasciati soli con il proprio dolore, senza un’ancora di salvezza.

A me sembra che sia arrivato il momento, e con urgenza, di passare dall’atto di fare l’elemosina alla responsabilità di esercitare il “dominio della Carità”, che implica un coinvolgimento autentico e attivo nel riconoscimento dell’Altro. Come diceva Lacan, “il desiderio dell’Altro è ciò che dà senso alla nostra vita”, e solo riconoscendo questo possiamo sperare di costruire una società più umana, più vicina all’amore e alla responsabilità reciproca.

Scusami don Matteo, si scusami per esserti passato vicino e non essere riuscito ad essere Parola, scusami per esserti passato vicino e non essermi fermato ad ascoltare i tuoi occhi, i tuoi silenzi, scusami don Matteo.

A-Dio don Matteo, che ha il sapore del non vedersi più, ma porta con sé la certezza che un giorno ci rivedremo in Dio.

A cura del Dott. Michele Colasuonno

Conferenza 18 giugno 2025: Servizi a tutela della persona – BARI

Conferenza: Servizi a tutela della persona – Protezione e salvaguardia delle vittime di violenza.

18 giugno 2025 – ore 15-18

Agorà Consiglio Regionale Puglia, via G. Gentile 52, BARI

Evento gratuito con accesso libero, organizzato dall’Associazione Fermiconlemani, Ente del Terzo Settore, iscritta al RUNTS con determina rep. n. 2313, N. 202 del 15/03/2022 del Registro delle Determinazioni, in partnership con Aldo Tarricone Investigazioni e con il patrocinio morale della Regione Puglia.

Obiettivo della conferenza è quello di attivare strumenti di protezione e salvaguardia per quelle vittime minacciate, molestate, vessate costantemente con atti tali da turbare le proprie condizioni di vita o la loro stessa incolumità.

La nostra associazione nasce con lo scopo di creare un team di esperti impegnati nella prevenzione della violenza in ogni sua manifestazione e supportare, grazie ad interventi mirati, le vittime.

Il team dell’associazione è multidisciplinare: avvocati, psicologi, psicoterapeuti, pedagogisti, assistenti sociali, docenti di ogni ordine e grado, mediatori familiari, coach e counselor, esponenti delle forze dell’ordine; tutte persone che hanno scelto di prestare il loro tempo e le loro energie per una missione comune.

Non solo: alle attività partecipano anche le vittime di violenze subite, familiari di vittime purtroppo non sopravvissute, offender riabilitati e tanti volontari che semplicemente desiderano offrire il loro sostegno o raccontare la propria esperienza, dando, in questo modo, un efficace contributo alle attività.

Grazie ad un protocollo di collaborazione che la nostra associazione ha stilato con il team work di Tarricone Investigazioni, si intende attivare un innovativo progetto di protezione, prevenzione e salvaguardia delle vittime di violenza e dei loro congiunti, allorquando si configuri un pericolo alla loro incolumità per minacce, vessazioni, stalking, violenza psicologica e fisica.

L’idea è nata dalla constatazione che la violenza ha effetti negativi, a breve e a lungo termine, sulla salute fisica e mentale della vittima. Le conseguenze possono determinare isolamento, incapacità di lavorare, limitata capacità di prendersi cura di sé stessi e dei propri figli, con effetti che si ripercuotono sul benessere dell’intera comunità.

Per info o iscrizioni: 800 822 538 o info@fermiconlemani.it

Parlano di noi: la Cassetta Help nella città di Turi

La Cassetta Help 2.0 è finalmente attiva, a partire da inizio aprile 2025, nella città di Turi (BA), grazie al progetto “Coltiviamo il Futuro”.

Ringraziamo la testata giornalistica Fax che da numerosi anni è sempre sensibile alle nostre iniziative, nelle scuole, nelle biblioteche sociali, negli enti e nelle piazze delle città italiane.

Profili Giuridici e Criminologici delle Dinamiche Settarie: 10 aprile 2025

L’Associazione Ferminconlemani, assieme all’Ordine degli Avvocati di Bari, al Comitato Pari Opportunità dell’Ordine Avvocati di Bari e al Movimento Forense di Bari, ha organizzato un interessantissimo seminario sul tema delle Dinamiche Settarie.

I professionisti, i cittadini tutti e chiunque sia interessato, sono invitati a partecipare: l’evento è gratuito e permette l’acquisizione, per i Sigg. Avvocati, di n. 3 crediti formativi.

Il seminario si terrà il giorno 10 aprile 2025 dalle ore 15 alle ore 18, presso la Sala Consiliare dell’Ordine Avvocati di Bari, Piazza Enrico De Nicola, Bari.

I relatori sono esperti della materia e affronteranno gli argomenti in maniera multidisciplinare, toccando temi giuridici, psicologici, criminologici e sociali.

Convegno criminologia a IKOS

Fermiconlemani è partner del Convegno di Criminologia “Il piacere perverso di uccidere”, che si terrà presso la scuola IKOS il giorno 31 gennaio alle ore 17.30.

Interverranno per Fermiconlemani la presidente Avv.ta Tiziana Cecere, con una relazione in ambito grafologico, e il Dott. Marco Magliozzi, con una relazione in ambito vittimologico.

Ringraziamo la Prof.ssa Daniela Poggiolini, Presidente IKOS per consentirci di partecipare, divulgando formazione e strumenti di prevenzione sia per gli addetti ai lavori che per chi volesse avvicinarsi alla materia criminologica.

Vi aspettiamo.

La partecipazione è gratuita, previa prenotazione obbligatoria.

Contattare la segreteria IKOS per iscriversi: 0805212483 – segreteria@ikosageform.it

SEX CRIMES: FENOMENO IN COSTANTE CRESCITA

Quale percorso per i SEX OFFENDERS: carcere a vita, castrazione chimica o riabilitazione?

Non tutti quelli che commettono reati di violenza sessuale hanno problemi psichiatrici. Però tutti hanno una patologia delle relazioni, di solito hanno avuto una infanzia non protetta: trascuratezza, episodi di violenza anche solo fisica, poca protezione dal mondo adulto. 

L’unico rapporto con l’altro che hanno conosciuto nella loro esistenza è quello predatorio, di sopraffazione, con bisogni molto primitivi che non hanno imparato a soddisfare nella maniera giusta.

La negazione è il tratto caratteristico che accomuna tutti i sex-offenders, un aspetto molto nototra gli studiosi, e la ricerca in questo campo cerca di capire se sia consapevole o meno, se investa tutta la personalità o solo certi aspetti.

Queste personalità sovente sono perfettamente dissociate: la negazione stessa è un sintomo della dissociazione che rende possibile avere, nella sostanza, due vite parallele. Per quanto sia difficile anche solo da immaginare, chi commette un abuso sessuale può essere al contempo una persona che in altre sfere della sua vita è funzionale. 

Non esiste uno standard condiviso che permetta di categorizzare la personalità del sex offender tramite dei criteri diagnostici ben definiti.

L’istituzione penitenziaria in questi ultimi anni ha provveduto a differenziare i detenuti secondo particolari “caratteristiche”: appartenenti alla criminalità organizzata, tossicodipendenti, collaboratori di giustizia. Altre volte, tale differenziazione viene consigliata da criteri “giuridico – morali”, è questo il caso dei c.d.“delatori”, degli “infetti” o di quanti vivono in una situazione di disagio psichico. Il gradino “più basso” di qualsiasi graduatoria delle tipologie, formali o informali, vede i violentatori, gli sfruttatori, “i mangiabambini” e quanti hanno abusato di minori o di donne. 

In una situazione di sovraffollamento quale quella attuale, risulta estremamente difficoltoso per l’Amministrazione assicurare la migliore gestione di soggetti con “caratteristiche particolari” che risultano essere invisi alla stragrande maggioranza della popolazione detenuta, la quale ha “rispetto” in ambito penitenziario anche per il pluriomicida ma non per colui che ha commesso “reati infamanti”.

In Italia le buone prassi di successo sono solo nelle carceri di Milano Bollate e a Roma Rebibbia: su 250 detenuti che hanno commesso reati sessuali solo 7 sono stati i casi di recidiva, una volta scontata la pena. La media internazionali delle recidive è del 17% ma potrebbe almeno dimezzarsi se tutti gli istituti penali attuassero i programmi di trattamento specifici per “sex offenders”. 

Oggi si utilizza molto il modello «Good lives model». Il metodo sperimentato con successo nell’Istituto Penitenziario di Bollate è di impronta cognitivo-comportamentale e proviene dalla tradizione canadese e statunitense. 

Tende a considerare chi ha commesso il reato come una persona che non ha gli strumenti né la volontà di soddisfare i suoi bisogni in una maniera pro-sociale”. Il trattamento è prevalentemente di gruppo, con incontri individuali.

In Louisiana sono gli stessi rei che, scarcerati, devono comunicare per posta la propria condanna al proprietario di casa, ai vicini, ai responsabili della scuola e dei parchi del quartiere, e devono render noto il loro indirizzo pubblicandolo su un quotidiano locale. Altre forme di notifica autorizzate: volantini, autoadesivi sul paraurti del veicolo appartenente al condannato, distintivo sugli indumenti. In California il registro dei condannati può essere consultato tramite un numero verde, o un cd-rom disponibile presso i commissariati, le biblioteche o le fiere delle contee. 

Secondo l’esempio dei pastori Mennoniti canadesi che a metà degli anni Novanta fondarono i «Circoli di Sostegno e Responsabilità», i detenuti considerati a rischio di recidiva, una volta scontata la pena, sottoscrivono un contratto della durata di un anno con tre volontari preparati dal C.I.P.M. Questo gruppetto si incontra settimanalmente in un luogo pubblico per chiacchierare di qualunque cosa, aiutando l’ex-carcerato a reinserirsi nella società.

Ogni individuo può essere fautore del cambiamento sociale.Segui sempre le 3 “R”:

Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni”

(Dalai Lama) 

Avvocato Immacolata T. Cecere
Criminologa
Esperta in Dinamiche Settarie, Satanismo, Crimini Violenti
Grafologa Forense
Coach e Counselor Bioetica
Presidente dell’A. P. S. – E.T.S. “Fermiconlemani”
Docente di Criminologia, diritto penale e diritto processuale penale

Cambiare le narrazioni per cambiare il mondo

Il delicato ruolo dei media nel racconto della violenza

É stato un raptus dopo l’ennesimo litigio”… “l’ho uccisa per gelosia”… “lui lavorava, lei stava dalla mattina alla sera al telefonino”…

Capita spesso di leggere o ascoltare nei media frasi e titoli come quelli succitati. “Un assassino – racconta l’avvocata Tiziana Cecere presidentessa dell’associazione antiviolenza Fermiconlemani, in un noto caso di cronaca di cui mi sono occupata, quello del brutale assassinio della giovanissima Noemi Durini, veniva chiamato ‘fidanzatino’ su tutti i giornali. Le vittime di violenza spesso vengono violentate una seconda volta”.

Con queste parole tonanti l’avvocata ci spiega il fenomeno della vittimizzazione secondaria delle donne. Cioè, le conseguenze dei titoli o racconti sbagliati: i media, alla stregua di tribunali, forze di polizia, assistenti sociali, possono rendere di nuovo vittima la donna, sbagliando terminologia, angolo di visuale, titolo, fotografia, associazioni o contestualizzazione.  

“L’errore più comune è guardare al caso ancora troppo dal punto di vista di lui, citando giustificazioni che diventano moventi. E’ invece auspicabile nei casi di violenza adottare il punto di vista della vittima, in modo da ridarle la dignità e l’umanità che, in una cronaca quasi sempre morbosamente centrata sulla personalità dell’omicida, sono spesso perdute. Si parla ancora di raptus nei femminicidi e si cerca l’empatia col carnefice.Purtroppo da inizio anno si contano oltre 10 femminicidi al ritmo di uno ogni 3-5 giorni. In molti casi si sente spesso parlare di “raptus di follia” senta tenere in considerazione che a livello scientifico il raptus è riconosciuto solo nel 5% dei casi di femminicidio, nella maggioranza dei casi il delitto è figlio di una cultura patriarcale ben radicata. A volte la narrazione segue  lo schema secondo il quale  il carnefice era buono, poi arriva il fulmine a ciel sereno e lui ammazza la donna.  In altre circostanze  la ricostruzione della violenza spinge all’empatia verso quel pover’uomo che una donna egoista ha deciso di abbandonare. La vittima viene raccontata come una donna che si separa, toglie i figli al marito, i soldi, la casa. Il punto di vista, insomma, è quello dell’assassino.Il problema è culturale, affonda le radici in quella società patriarcale che è il terreno fertile della violenza. La soluzione si trova in un lungo lavoro di formazione: formazione a tutti i livelli e gradi; a volte, anche professionisti avveduti cascano nell’errore di condividere, senza usare filtri, stereotipi che provengono dal racconto di polizia, carabinieri, magistrati o altre categorie.Per tutte queste ragioni la chiave sta sempre nella formazione di tutte le categorie professionali che vengono a contatto con le vittime. Ed in questo senso la mia associazione, nell’ambito di un nuovo ed ambizioso progetto che vedrà schierate professionalità di altissima specializzazione di cui disponiamo, a breve offrirà percorsi formativi specifici per tutte le categorie coinvolte nel delicato alveo della prevenzione, del supporto ma anche della cronaca delle fenomenologie devianti.La violenza contro le donne, i bambini ed altre vittime vulnerabili pone questioni sociali, sanitarie e giuridiche che vanno affrontate da operatori esperti e qualificati. Il saper riconoscere, ascoltare, proteggere e curare le vittime di violenze richiede, infatti, una preparazione professionale specifica, al passo con le evoluzioni sociologiche del fenomeno e con gli strumenti di contrasto e di tutela che ne conseguono. È anche necessario che gli operatori possano sviluppare un know how attraverso il quale concorrere alle strategie di prevenzione primaria della violenza (e anche il racconto mediatico concorre a ciò), divenendo attori protagonisti della gestione complessiva del fenomeno. Un simile approccio richiede quindi di superare valutazioni e soluzioni semplicistiche che rischiano di adombrare la complessità del fenomeno e di suggerirne rimedi inadatti”.

Il team di Fermiconlemani